a mio modestissimo avviso...
riguardo al primo punto il contribuente minimo è inteso come un imprenditore/professionista individuale che svolge la propria attività con il minimo dei mezzi possibili (15.000 euro di cespiti) ed ha ricavi limitati, pertanto la logica dell'esclusione è proprio da ritrovarsi nel fatto che è una figura completamente diversa, il contribuente minimo è un pò visto come un "lupo solitario" che ha un'attività marginale
riguardo il criterio di progressività, vorrei farti solo presente che questo è vero che è sancito costituzionalmente ma è soprattutto vero (purtroppo) che è costantemente violato dallo stesso legislatore (!) a titolo di esempio ti porto il canone di abbonamento alla televisione, che altro non è che una mera tassa di possesso sul televisore, che oltre ad avere una applicazione (meglio prassi..) assurda è decisamente anticostituzionale perchè impone ha chi ha 1 televisore e un reddito di 6.000 euro all'anno di pagare 100 euro e impone di pagare gli stessi 100 euro ha chi ha 10 televisori e un reddito di milioni di euro: le cose sono due o chi scrive le leggi non è a conoscenza di concetti basilari oppure non li tiene in considerazione (sostanzialmente se ne infischia!), non so cosa sia meglio propendere
secondo la mia modesta opinione, nello svolgere la tua tesi tieni conto che il contribuente minimo è stato istituito al fine di combattere l'evasione fiscale e al fine di indebolire le parcelle dei commercialisti; i risultati si vedranno...
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"ogni tanto, forse un pò troppo spesso, gli articoli in tema di fisco hanno qualcosa di realmente molto esilarante"; cash; 28/06/2008
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