Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: utenze uso promiscuo e iva

  1. #1
    alessio72 è offline Senior Member
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    Predefinito utenze uso promiscuo e iva

    Salve a tutti....un impresa ditta individuale ,ai fini iva potra scaricarsi una fattura enel intestata per casa di abitazione ,dove svolge la sua attività?
    Cioè,aui fini di costo gli ho impostato una proporzioone in rapporto ai mq dell'area all'interno di cui svolge la professione di parrucchiera.Ma ai fini iva,la fattura mica la puo recuperare,voi che dite?
    E stesso discorso mi piacerebnbe sapere per deducibilità costi e iva di consumo telefono cellulare intestato alla persona e non alla ditta.Cioè....la relativa fattura posso inserirla nel faldone acquisti iva o cmq l'intestazione e la p.iva sono obbligatori?
    grazie

  2. #2
    fabrizio è offline Senior Member
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    Predefinito

    Ai fini Iva vale il principio dell'inerenza, potresti utilizzare lo stesso criterio dei mq...
    Per quanto riguarda il telefono cellulare detrai l'iva al 50%, in fattura non è obbligatorio che venga riportata anche la partita iva.
    Ciao
    Fabrizio Maimone
    Dottore Commercialista
    Revisore Legale

    www.studiomaimone.com

  3. #3
    alfredo da roma Guest

    Predefinito

    mi risulta una indetraibilità assoluta dell'IVA su utenze di qualsiasi natura intestate alla persona fisica (con codice fiscale per intenderci) piuttosto che al professionista od al titolare di P. IVA (ditta individuale): ad es. il pagamento della Tassa di concessione governativa "uso affari" dà il diritto alla detrazione IVA, mentre la Tassa di CCGG di rtipo residenziale non dà diritto alla detrazione.

    qui copia/incolla di una mia circolare alla clientela del luglio 2007

    Invero, da una ricerca effettuata il pagamento della tassa di concessione governativa per uso cd “affari” dà diritto alla detrazione dell’IVA pagata sulla fattura (al 50% perché uso promiscuo), mentre per ciò che riguarda l’imponibile con un certo sforzo interpretativo si può dedurre anche l’80% (ovvero la metà 40% perché uso promiscuo).
    Dal 1° gennaio 2007 Per quanto riguarda la telefonia mobile è venuta meno la condizione per la quale era possibile dedurre le spese solo in presenza di un contratto di utilizzo che prevedeva il pagamento della tassa di concessione governativa.
    Quindi dal 1° gennaio 2007 è possibile dedurre i costi di utilizzo, qualunque sia la forma di ricarica del telefono mobile.
    Per una pura ragione di prudenza, in attesa di chiarimenti da parte della Agenzia delle Entrate, si suggerisce di provvedere a ricariche della telefonia mobile presso i punti vendita che rilasciano ricevuta ed indicazione del numero di telefonia cellulare sul quale è stata effettuata la ricarica, oppure presso
    qualunque altro venditore di ricariche che emetta fattura, dalla quale sia possibile identificare il numero sul quale è stata effettuata la ricarica.
    •Deducibilità ai fini della determinazione dell’Iva: non è intervenuta nessuna variazione, e quindi rimane fissata nella misura del 50% dell’Iva pagata per le spese di acquisto, di leasing, di impiego e manutenzione di apparecchi di telefonia mobile. Per quanto riguarda apparecchi di telefonia fissa l’Iva
    continua ad essere deducibile secondo il principio di inerenza, vale a dire il 100% per l’utilizzo di una linea telefonica dedicata all’attività (normalmente classe “affari”), ed il 50% per l’utilizzo di una linea telefonica ad uso promiscuo (questo avviene normalmente quando esiste la sola linea telefonica dell’abitazione principale).

    Art. 19-bis1, co. 1, lett. g DPR 633/72.
    Deduzione IVA al 50% ammessa solo per i contratti soggetti alla tassa di CC.GG. di cui al DPR 641/72. Le prepagate ne sono escluse
    Negano la deducibilità delle spese sostenute (imponibile) IL Sole 24 ORE
    L’Esperto Risponde 86/2005 quesito 4387
    L’Esperto Risponde 74/2005 quesito 3799

    A favore della deducibilità quanto segue

    Deduzione dei costi per l'acquisto di ricariche telefoniche cellulari
    Ultima modifica 22/06/2007 11:04
    Con il diffondersi dell'utilizzo della telefonia cellulare, si è assistito ad un sempre più crescente impiego delle CD " Ricariche Telefoniche" o "Schede prepagate", anche nell'ambito di attività di impresa o di lavoro autonomo. La questione che molti operatori da tempo si pongono è relativa alla deducibilità ai fini delle imposte dirette del costo sostenuto per l'acquisto di tali ricariche.
    Parere della D.R.E. Veneto.
    Premessa
    Con il diffondersi dell'utilizzo della telefonia cellulare, si è assistito ad un sempre più crescente impiego delle CD. "Ricariche Telefoniche" o "Schede prepagate", anche nell'ambito di attività di impresa o di lavoro autonomo. Tale modalità di utilizzo del telefono cellulare, infatti, al contrario degli abbonamenti, non presenta costi fissi di utilizzo, e quindi consente anche all'imprenditore o al professionista di proporzionare il costo complessivo all'effettivo utilizzo.
    La questione che però molti operatori da tempo si pongono è relativa alla deducibilità ai fini delle imposte dirette del costo sostenuto per l'acquisto di tali ricariche.
    A tale proposito, la Direzione Regionale dell'agenzia delle entrate del Veneto, ha fornito alcuni importanti chiarimenti in merito alla deducibilità dei costi di impiego dei telefoni cellulari, rappresentati appunto dall'acquisto delle cosiddette ricariche telefoniche o schede prepagate da parte di un professionista ed utilizzate nell'esercizio dell'attività professionale. Scopo del presente articolo è di analizzare la posizione espressa dalla citata Direzione Regionale, verificando se l'interprestazione fornita appare in linea con le disposizioni normative che si occupano di tale materia.
    Condizioni per la deduzione del costo
    Nella questione posta alla D.R.E. Veneto, si chiedeva se, in presenza di determinate condizioni, i suddetti costi sono deducibili dal reddito di lavoro autonomo in caso di risposta affermativa in quale misura.
    La conclusione a cui è pervenuta la D.R.E. Veneto è favorevole al contribuente, poiché le spese de qua sarebbero deducibili nella misura del 50% ai sensi dell'art. 54, , T.U.I.R., purchè siano effettivamente documentati.
    Il parere in argomento sembra di notevole interesse non solo in riferimento alla corretta determinazione del reddito di lavoro autonomo ex art. 54, T.U.I.R., ma anche in relazione alla formazione del reddito di impresa. La normativa del citato co. 3-bis dell'art. 54 oggetto di analisi della D.R.E. nel predetto interpello ricalca alla lettera quanto previsto dal co. 9 dell'art. 102 in materia di reddito d'impresa.
    Nell'istanza di interpello il contribuente ha affermato di eseguire le ricariche presso uno sportello bancomat oppure tramite il collegamento internet home banking; in occasione dell'avvenuta ricariche e del relativo addebito sul conto corrente bancario, viene rilasciata una ricevuta dalla quale risultano il costo sostenuto, il numero ri conto corrente (quello intestato al contribuente) sul quale è stato eseguito l'addebito ed il numero di telefono cellulare per il quale è stata effettuata la ricarica.
    L'interpellante ha ritenuto che i costi in argomento, documenti come descritto, fossero deducibili dal reddito di lavoro autonomo perché provvisti dei requisiti fondamentali richiesti dalla normativa (art. 54, T.U.I.R.), ossia:
    • inerenza all'attività professionale svolta
    • idonea documentazione, perché vengano indicati nella ricevuta rilasciata dalla banca sia l'importo, sia la causale, sia il numero di conto corrente bancario intestato al contribuente, sia il numero di telefono, quello del contribuente, sul quale è stata eseguita la ricarica
    • effettivo sostenimento, poiché esiste un addebito sul conto corrente intestato al contribuente che testimonia il rispetto del principio di cassa
    Nella normativa dettata dal D.P.R. 917/1986 non si interviene, infatti, alcuna limitazione esplicita alla deducibilità di tali oneri (le ricariche telefoniche, appunto); l'unico riferimento contenuto nel citato decreto è costituito dall'art. 54, co. 3-bis, in cui è precisato che gli ammortamenti, i canoni di locazione finanziaria o di noleggio, nonché le spese di impiego e manutenzione relativi ad apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione, soggette alla tassa di concessione governativa di cui al n.21 della tariffa allagata al D.P.R. 641/1972 sono deduci8bili nella misura del 50%.
    Misura della deduzione del costo
    Ora, atteso che la citata disposizione normativa del co. 3-bis fa espresso riferimento alle spese di telefonia cellulare sostenute attraverso dei veri e propri contratti di abbonamento, è necessario chiedersi se si renda applicabile anche alle «ricariche telefoniche», ovvero se si debba piuttosto richiamare il precedente co. 3 dello stesso art. 54, norma di carattere più generale, in base al quale sono deducibili nella misura del 50% le spese relative all'acquisto e all'impiego dei beni mobili adibiti promiscuamente all'esercizio dell'arte o professione all'uso personale del contribuente.
    La D.R.E. analizzando in prima battuta la normativa che assoggetta alla tassa di concessione governativa la «licenza o documento sostitutivo per l'impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione», ha richiamato quanto precisato dalla R.M. 23.3.1995, n. 76/E, secondo cui il presupposto della tassa di concessione governativa non è rappresentato dal supporto tecnologico (nel caso di specie la SIM card nel terminale GSM), ma «dal titolo giuridico con il quale l'utente è abilitato ad utilizzare il sistema stesso, più specificamente da una licenza o documento sostitutivo attestante l'esistenza dell'abbonamento al servizio».
    È pertanto il contratto di abbonamento, con il quale le parti formalizzano l'accordo, a costituire il presupposto per l'applicazione della tassa, che è pari ad un importo fisso mensile variabile in relazione al genere di utenza (privata o affari).
    In base alle note dell'art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. 641/1972, tra l'altro, «la tassa è dovuta, con riferimento al numero di mesi di utenza considerati in ciascuna bolletta, congiuntamente al canone di abbonamento».
    Il problema principale in merito all'assoggettamento alla tassa nel caso del traffico telefonico prepagato e la conseguente applicazione del co. 3-bis dell'art. 54, T.U.I.R. , concerne proprio l'impossibilità dell'assolvimento della tassa stessa in quanto mancante un canone di abbonamento sul quale farla gravare.

    segue ->

  4. #4
    alfredo da roma Guest

    Predefinito

    Né, d'altra parte, appare oggettivamente possibile determinare l'ammontare della tassa dovuta sulla ricarica telefonica, dal momento che, anche volendo forzare il dettato normativo per quanto riguarda la bolletta, il tributo dovrebbe essere rapportato al numero di mesi cui si riferisce l'utenza, parametro ovviamente ignoto al momento di acquisto della ricarica.
    In ogni caso, nonostante il mancato assoggettamento della citata tassa nel caso delle ricariche, per esse la D.R.E. Veneto non ha ravvisato alcuna ragione per discostarsi dalla regola fissata dal più volte citato co. 3-bis dell'art. 54 del T.U.I.R. con riferimento alle apparecchiature soggette alla tassa di concessione governativa.
    È stato precisato nel parere della D.R.E., infatti, che la citata disposizione è stata aggiunta all'art. 54, T.U.I.R. , ad opera dell'art. 10, co. 1, lett. b), D.L. 13.5.1991, n. 151, « con il chiaro intento di rendere indeducibili, in sede di determinazione del reddito di lavoro autonomo, quella quota dei costi di acquisto e di utilizzo dei telefonini sostenuti dal professionista per il proprio uso personale».

    Il legislatore, come spesso accade in queste situazioni, ha individuato tale quota forfetariamente, fissando la misura della deduzione nel 50% dei costi sostenuti, ipotizzando così un pari utilizzo del bene in ambito professionale ed a titolo privato. In considerazione poi della data in cui è entrata in vigore la disposizione, aggiunge la D.R.E. Veneto «appare peraltro ragionevole affermare che la norma debba ora intendersi riferita anche a quei costi per la telefonia mobile sostenuti per servizi che non sono colpita dalla tassa sulle concessioni governative».
    Con il rinvio all'art. 21, Tariffa, D.P.R. 641/1972, infine, il legislatore del D.L. 151/1991, «ha con ogni probabilità inteso riferirsi all'intero settore della telefonia mobile, visto che la tecnologia esistente all'epoca non consentiva di acquistare schede prepagate e non si ponevano quindi dubbi di sorta circa l'assoggettamento degli abbonati alla tassa di concessione governativa».
    Conclusioni
    Nella pronuncia in esame, la D.R.E. Veneto ha ritenuto che la disposizione di cui all'art. 21 della Tariffa allegata al D.P.R. 641/1972, pur facendo espresso riferimento alle apparecchiature terminali soggetta alla tassa di concessione governativa, debba essere estesa ai costi sostenuti nell'esercizio di arti e professioni per l'acquisto e l'utilizzo di apparecchi di telefonia mobile in generale e , per quanto riguarda il limite di deducibilità, che esso sia individuato nella misura del 50% prevista dall'art. 3-bis dell'art 54 del T.U.I.R., purchè suano effettivamente documentati. Stante l'esistenza di una medesima disposizione nell'ambito del reddito d'impresa, si ritiene che le medesime conclusioni siano applicabili al comparto del reddito d'impresa, atteso che lo spirito che muove il legislatore è il medesimo: limitare il costo per l'utilizzo di beni che, per presunzione, si considerano utilizzati sia nella sfera professionale o imprenditoriale, sia per scopi privati.

    Mio orientamento:
    IVA indetraibile al 100%
    Imponibile deducibile al 40% (la metà di 80%)


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