Buon pomeriggio a tutti.
Sottopongo all’attenzione del forum la seguente problematica.
Professionista, previa richiesta alla sede Inps competente, assume alle proprie dipendenze il coniuge. L’ente richiede, oltre alla normale documentazione per l’apertura della posizione, anche una dichiarazione con la quale il coniuge-dipendente dichiara che rispetterà l’orario di lavoro indicato nella lettera-contratto d’assunzione e svolgerà la propria opera sotto le direttive del titolare dello studio.
Gli stipendi sono regolarmente pagati a mezzo bonifico bancario (dal conto studio al conto personale intestato ad entrambi). Ora, pacifica l’indeducibilità fiscale dei compensi corrisposti, il dubbio nasce da eventuali future contestazioni da parte dell’Inps in merito all'effettiva esistenza del rapporto di lavoro e, quindi, del diritto alla pensione. Il funzionario preposto, su specifico quesito, ha risposto sostenendo che “una volta aperta la posizione per l’Inps non sussistono ulteriori motivi d’indagine”, fatto salvo naturalmente, essere in grado di fornire la prova della reale prestazione lavorativa e dell’effettivo pagamento.
Tutta la normativa in materia di rapporto di lavoro è ampiamente rispettata, il coniuge svolge effettivamente la propria attività nello studio a contatto diretto con la clientela. Qualche collega ha avuto casistiche simili e con quali risultati in termini di riconoscimento del diritto alla pensione?
Da vari contatti, ho potuto appurare che le sedi Inps “viaggiano” in ordine sparso (alcune accettano di aprire le posizioni altre no).
Grazie a tutti.