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Secondo voi, nel caso che un professionista che inizia la propria attività intenda utilizzare la propria abitazione come sede, quali adempimenti formali sono necessari?
Quali differenze nel caso di immobile in proprietà e di immobile in affitto? |
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Dal punto di vista FORMALE, non mi risulta che debba fare alcunchè.
Ovviamente nella denunzia inizio attività, indicherà come sede dello studio la propria abitazione (di proprietà o locata non importa), ma questo credo sia ovvio. ciao |
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Ti rinvio alla lettura degli articoli 53 e 54 del tuir.
ciao |
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Riprendo un attimo l'argomento perchè la normativa mi è nota ma il dubbio nasce in particola re nel coordinamento dedudicibilità IRPEF-IVA. L'argomento mi sembra che, trattato nel forum in diversi contesti e molto diffuso nella pratica, abbia dato risultati alterni:
es. Fatture ACEA, TELECOM, GAS, AMA a contratto family senza P.I: c'è chi le registra detraendo l'IVA e deducendo il costo per la quota inerente, chi invece considera in questi casi l'IVA indetraibile ma deduce il costo per es. per il 50%, o 80% del 50% per il telefono (io sono uno tra questi). Come ad esempio, sempre in caso di abitazione utilizzata in parte per l'attività, c'è chi considera l'immobile in dichiarazione sempre come abitazione prinicipale, mentre altri lo riportano con il codice 6 (promiscuo), detraendo il 50% della rendita nel quadro di lavoro autonomo/impresa. Ma in questi casi l'immobiel non viene inserito nei beni strumentali del professionista/imprenditore. Insomma mi sembra che non ci sia uniformità di comportamenti. Perchè non proviamo a dare un contributo descrivendo ciascuno il proprio comportamento in tali casi in modo da creare una base omogenea? |
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Citazione:
Io continuo a pagare l'ICI come abitazione principale, per le utenze detraggo costo e IVA al 50%. L'immobile l'ho acquistato come abitazione principale, quindi la proprietà è sicuramente personale, per le utenze faccio a mezzo col mio doppio "professionista", e "lui" detrae quanto di sua competenza. Ci sarebbe da chiedersi se le bollette le devo domiciliare al 50% su un conto privato e 50% su uno professionale
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Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande. (Nagib Mahfuz) Niccolò |
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Io faccio così:
Abitazione/studio: - utenze non telefoniche: detrazione Iva pro quota (10%, 20%, 50%, o 80% lo decide il cliente, ovviamente), costo 50% (presunzione legale ex co 3 ult. per.); - cellulare e telefonia fissa: detrazione iva 50% (misura prudenziale), costo 80% del 100% (presunzione legale); - Unico: 50% in quadro B e 50% in quadro E. Ma la differenza rispetto al 100% in quadro B non mi sembra rilevante. L'immobile non lo metto nel registro cespiti (anche perchè ricordo che non rileva per gli s.d.s.). Se qualche verificatore ha qualcosa in contrario vado in commissione fino all'anno 2053. ciao Citazione:
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Su una rivista Seac, nella sezione I quesiti dei lettori, c'era un caso analogo: svogimento dell'attività nell'abitazione principale ed Ici dovuta. Riporto la risposta:
La tassazione ai fini Ici dell'unità immobiliare adibita in "modo promiscuo" all'esercizio dell'attività professionale ed all'utilizzo personale del soggetto, avviene considerando, contestualmente: - le caratteristiche catastali dell'immobile (gruppo e categoria catastale); - il tipo di utilizzo posto in essere dal contribuente (utilizzo come abitazione principale, locazione a terzi dell'immobile etc). Nel caso in esame (utilizzo promiscuo), ai fini Ici, l'immobile può essere considerato abitazione principale: ha destinazione abitativa (essendo accatastato a/2 a/3 a/4) ed è effettivamenteutilizzato dal contribuente come abitazione principale: non rileva che una stanza sia destinata allo svolgimento dell'attività professionale. |
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Quoto.
ciao Citazione:
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Sull'ICI concordo, pagamento come abitazione principale.
Per l'abitazione io metto codice 6 (uso abitazione principale e strumentale) su quadro B (che mi comporta l'abbatimento del 50% della detrazione per abitazione principale) e inserisco il 50% della rendita nel quadro E unitamente alle spese condominiali, senza inserire il bene nel registro dei beni ammortizzabili. Semmai il problema è nel caso in cui l'immobile sia ad esclusivo uso strumentale, che se acquisito tra il 1990 e il 2007 non dovrebbe essere inserito nè nel quadro B (le istruzioni indicano che non devono essere indicati gli immobili utilizzati nell'utilizzo della professione) nè tra i beni ammortizzabili in quanto in tale periodo non erano deducibili le quote di ammortamento e per il quale non dovrebbe valere il calcolo della plusvalenza in caso di vendita. Per le utenze ho letto in più testi che se l'utenza non è di tipo ufficio l'iva dovrebbe essere considerata indetraibile, pertanto registro le fatture con iva indetraibile deducendo il costo al 50% come da presunzione di legge citata da Danilo (compreso il telefono che deduco all'80% del 100% solo nel caso di utenza ad esclusivo uso ufficio). |