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Salve a tutti, avrei un altro problema da sottoporre. L'impiegata di una mia cliente nell'ottobre 2006 versò un cospicuo importo di IVA inserendo però come contribuente non l'azienda ma l'amministratore unico (l'azienda si chiama come l'amministratore), pur essendo l'addebito regolarmente sulla banca dell'azienda.
L'errore emerse l'anno scorso in sede di dichiarazione quando controllai gli F 24. In effetti nel cassetto fiscale l'amministratore (che non ha partita IVA) risulta aver versato l'IVA mentre l'azienda ha un "buco" quel mese. Mi recai all'AdE chiedendo la correzione dell'errore in quanto evidente errore formale (anche se sanzionabile in quanto non meramente formale), ma l'impiegata, dopo alcuni tentativi, mi disse che non poteva farci niente in quanto il codice fiscale non era ancora un elemento variabile e che quindi bisognava attendere l'emissione dell'avviso bonario per chiedere la semplice ricombinazione dei codici. Ora però un collega mi ha segnalato che l'AdE potrebbe anche assumere una posizione estrema e - contro ogni logica - chiedere il versamento di imposta e sanzioni, mentre l'amministratore unico dovrebbe chiedere il rimborso di quanto versato indebitamente. Oltretutto se saranno passati più di due anni potrebbero non restituire più l'imposta versata. In effetti non ho in mano niente di scritto da parte dell'AdE che dimostri il mio interessamento alla questione, quindi pensavo di depositare comunque un'istanza in modo da avere una risposta ufficiale prima di ottobre. Volevo sapere se avete già visto casi del genere e come vi siete comportati. |
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Effettivamente ce ne vuole per sbagliare il codice fiscale di chi versa.....
Cmq, immagino che l'uscita sia avvenuta dal c/c sociale, no? Beh, io cercherei di risolvere la querstione tornando all'AdE, spiegando la situazione. Strano che non si risolva, visto che l'amministratore non ha partita iva .... ciao Citazione:
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Citazione:
E' capitato ad un collega, col quale collaboro, per un versamento 1040 relativo alla ritenuta sulla fattura del notaio per la costituzione societaria. Ha potuto sistemare il tutto non appena è pervenuto l'avviso bonario e dietro motivata istanza. |
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Grazie per le risposte; il pagamento era stato effettuato con la banca aziendale e quindi tutti i conti quadravano; me ne sono accorto in sede di dichiarazione perché (conoscendo il vulcanico soggetto, che paga due volte i fornitori e non incassa i clienti di un anno) ho voluto ristampare personalmente tutte le quietanze dal cassetto fiscale; sembra che il problema sia sorto perché ha usato (malamente) per la prima volta il programma automatico per la stampa dell'F24 e - dato che non controlla mai quello che fa, anche perché stracarica di lavoro - l'ha portato in banca senza accorgersi dell'errore.
All'AdE mi hanno fatto vedere a video che non si poteva cambiare il dato relativo al contribuente fino a quando non viene elaborata la dichiarazione; il problema è che se anche la responsabilità è dell'impiegata, la palla passa a me come consulente una volta che è emerso; in effetti, come segnala Contabile, dovrebbe essere proprio come mi ha detto l'AdE, ma trattandosi di una cifra di svariate migliaia di euro non vorrei che l'AdE cambiasse parere con la prospettiva di incamerarsi il versamento perché passati i due anni, quindi intendo avere in mano qualcosa di scritto che dimostri che mi sono mosso a tempo debito (d'altronde è evidente che si tratta di un errore formale, essendo il versamento fatto con la banca dell'azienda, da parte dell'amministratore unico che non ha partita IVA e proprio per il debito aziendale del mese risultante dalla contabilità). Penso che seguirò il suggerimento di recarmi nuovamente all'AdE e poi farò una raccomandata "autoverbalizzante" di quello che è stato detto, in modo che in un'eventuale controversia abbia almeno traccia di quel che è stato fatto. |
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Per cautelarti io suggerisco di predisporre una comunicazione di errore di compilazione del modello F24 da depositare presso l'Agenzia AdE di riferimento. Intanto "blocchi" il discorso due anni.
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Io presenterei un'istanza in autotutela da parte dell'amministratore e vedi cosa ti rispondono (un mese di tempo circa) e quindi decidi.
Effettivamente un'istanza di rimborso non sarebbe male anche perchè se scadono i 48 mesi non puoi più recuperare l'importo versato. Pensa torno dall'ADE proprio ora e per una contribuente a cui è pervenuto un avviso telematico per un importo evidentemente non dovuto, non sono riusciuta a prendere l'appuntamento telematico perchè sarei andata oltre i 30 gg. quindi ho depositato un'istanza in autotutela, sperando che la "lavorino" prima dei 30 gg. Altrimenti mi vedrò costretta a dire alla contribuente di versare l'importo richiesto e fare una contestuale richiesta di rimborso, visto che l'importo da pagare non è tale da meritare la proposizione di un ricorso. Detto questo, ti consiglio che la prudenza non è mai troppa, visto come lavorano all'ADE, io l'istanza di rimborso per sicurezza la presenterei. Saluti. |
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Penso che in effetti la cosa migliore sia cominicare a presentare l'istanza di correzione da parte dell'azienda che avevo preparato per la volta precedente; poi mi farò sentire dopo qualche settimana per chiedere come mai non hanno risposto (e dopo invierò anche una raccomandata di ringraziamento per la spiegazione in modo da avere documentato anche il seguito
![]() Grazie a tutti per la collaborazione |
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