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Discussione: Cambiali: questioni e chiarimenti sulla data certa

  1. #1
    Deltaoscar è offline Member
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    Predefinito Cambiali: questioni e chiarimenti sulla data certa

    Per le cambiali la bollatura degli uffici postali o dell'Agenzia delle Entrate (prima di compilarle) è prevista per dare data certa fin dall'origine all'assolvimento dell'imposta di bollo senza la quale la cambiale non è titolo esecutivo.
    Da qualche anno è invalso l'uso di portare alla Posta le Cambiali per farle bollare con il timbro postale a garanzia della data di emissione. Ogni bollo postale deve essere applicato però su francobolli, mai a vuoto, e quindi moltissime Cambiali possiedono al retro una affrancatura regolarmente annullata, corrispondente ad una tariffa che rappresenta il diritto minimo delle poste per effettuare il servizio di bollatura adatto per garantire la data di emissione dell'effetto.

    I funzionari dell'Agenzia delle Entrate comunque sostengono che le nuove marche da bollo contengono anche la data e l'ora di emissione per cui apponendole sul titolo non sarebbe neanche necessario il timbro d'ufficio dell'A.d.E.

    I notai, gli ufficiali giudiziari ed i segretari comunali, devono fare menzione, negli atti di protesto delle cambiali, dell'ammontare dell'imposta di bollo pagata per detti titoli e, quando questi siano muniti di marche da bollo o di visto per bollo, devono anche indicare l'ufficio che ha annullato le marche od apposto il visto e la relativa data, per cui è sempre consigliabile ed indispensabile per evitare problemi di far timbrare le Cambiali prima di compilarle (quindi ancora in bianco) presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate.

    Ecco l'autorevole chiarimento relativo alla data certa:

    Il bollo postale apposto sul documento con applicato un francobollo da 5 centesimi non ha alcun valore certificatorio per quanto riguarda la data.

    Sino allo scorso anno, Poste Italiane bollava atti e documenti presentati allo sportello e recanti un'affrancatura minima di 60 centesimi. Loro la chiamavano "data certa", tuttavia non si trattava altro che dell'autoprestazione, prevista dal 1999 in sostituzione del vecchio "corso particolare".

    All'inizio di quest'anno (probabilmente in seguito alla sentenza di qualche Tribunale) Poste Italiane ha ribadito a tutti i propri uffici che non esiste alcun servizio chiamato "data certa" e che Poste non può in alcun modo fungere da certificatore delle date di atti e documenti. L'autoprestazione, così come prevede la norma, non è altro che il pagamento della tassa di affrancatura (comunque spettante a Poste Italiane, in virtù della privativa) per quelle corrispondenze recapitate in proprio dal mittente. Il mittente può sia annullare autonomamente i francobolli, che presentare gli oggetti affrancati ad un qualsiasi ufficio postale, che li bolla e li restituisce al mittente. In quest'ultimo caso c'è, effettivamente, certezza della data, ma l'oggetto bollato non è più considerato in quanto "documento", bensì come "invio" (lo so, la differenza è sottilissima, ma c'&#232. Nella pratica, banche e privati che necessitavano dell'apposizione di un timbro postale su un documento per comprovarne l'esistenza in tale data, hanno continuato a farlo, tuttavia Poste ha stabilito che tali documenti debbano obbligatoriamente recare l'indirizzo di un destinatario.

    Condizione essenziale per l'autoprestazione è che l'oggetto, debitamente indirizzato, sia affrancato in regolare tariffa (dunque con un minimo di 60 centesimi).

    Esiste, poi, quella che si chiama bollatura a vista, ben nota a tutti i collezionisti, che consiste nella possibilità di farsi bollare un oggetto con un bollo a tata (sia speciale che di tipo "guller" o di tipo meccanico) presso un qualsiasi ufficio postale. In questo caso non è necessario che l'oggetto sia indirizzato, ed è sufficiente un'affrancatura minima di 23 centesimi; l'annullo postale, tuttavia, non costituisce prova dell'esistenza dell'oggetto bollato alla data impressa dal timbro dell’ufficio.

    Al di sotto di 23 centesimi di affrancatura (salvo casi particolari come la bollatura delle cambiali, per la quale però non sono riuscito a risalire ad alcuna fonte normativa né ad alcuna disposizione interna di Poste ) un oggetto non può comunque essere bollato.

    Poi in pratica se ne vedono di tutti i colori: gli uffici postali sono ancora convinti che esista un servizio chiamato "data certa", mentre invece si ostinano a rifiutare la bollatura con il "guller" su oggetti non indirizzati e affrancati con 23 centesimi (ignorando persino una comunicazione specifica diramata a tutte le filiali dalla Divisione Filatelia in data 13.9.2005, proprio per ribadire la possibilità della bollatura a vista).
    Ultima modifica di Deltaoscar; 14-10-08 alle 04:38 PM

  2. #2
    turiddu è offline Junior Member
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    Secondo il DPR 26/10/72 642 il titolo cambiario necessita della bollatura all'atto dell'emissione dello stesso, per poter garantire esecutività al titolo stesso. La legge citata è stata emanata, non potendo tenere conto che da lì ad oltre trentanni sarebbe esistita la marca telematica. La mia domanda è: fermo restando la necessità dell'Agenzia delle Entrate di verificare l'autenticità della marca telematica apposta, l'esecutività del titolo in questione, non è attribuita dalla data e dall'orario di emissione della marca stessa? Pertanto, qual'è la necessità della bollatura, visto che le marche riportano data ed ora di emissione? Manca l'adeguamento della legge?

  3. #3
    ica
    ica è offline Member
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    mi accodo a questo post perchè da qualche giorno alcuni uffici postali non appongono più il timbro a data sulle cambiali sostenendo che è uscito un decreto in GU che ne stabilisce la non necessarietà a seguito dell'uso delle marche telematiche.

    Ho fatto alcune ricerche ma l'unico argomento trovato si trova in GU il 09/06/2009 e riguarda le vecchie marche cambiali in euro o lire/euro che verranno messe fuori corso a dicembre 2009.

    Qualcuno ha notizie in merito??

    Grazie e buona giornata a tutti

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