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Discussione: Plusvalenza - corrispettivo "percepito" o valore?

  1. #1
    maury78 Ŕ offline Member
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    Predefinito Plusvalenza - corrispettivo "percepito" o valore?

    Salve a tutti. Vi espongo questo caso: l'Ufficio ha rettificato il valore di una cessione di un immobile ai fini del registro. In secondo luogo ha ripreso una maggiore plusvalenza ai fini reddituali.
    Mi domando come sia possibile visto che mentre l'art. 52 del DPR 131/86 prevede espressamente la tassazione sul valore in commercio mentre l'art. 68 del DPR 917/86 parla di corrispettivo "percepito"?
    Secondo me, eventualmente, l'Ufficio potrebbe ricorrere al 39 del DPR 600/73 quando l'indagine finanziaria dimostrasse il fatto che il contribuente abbia percepito un maggior corrispettivo (ci sarebbero, infatti, le "presunzioni gravi precise e concordanti").
    Ma utilizzare il valore accertato ai fini del registro e resosi definitivo (adesione, sentenza, conciliazione, acquiescienza, ecc.) non permette, a mio parere, di tassare ai fini reddituali un qualcosa che non Ŕ stato percepito! Come la pensate? Avreste qualche dritta (sentenza o altro) che mi possa aiutare? Grazie in anticipo a tutti

  2. #2
    L'avatar di danilo sciuto
    danilo sciuto Ŕ offline Administrator
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    AltrochŔ !!!

    Accertamento imposte dirette su avviamento da cessione d'aziende

    Poi ci sono anche numerosi articoli, per abbonati.

    ciao

    Citazione Originariamente Scritto da maury78 Visualizza Messaggio
    Salve a tutti. Vi espongo questo caso: l'Ufficio ha rettificato il valore di una cessione di un immobile ai fini del registro. In secondo luogo ha ripreso una maggiore plusvalenza ai fini reddituali.
    Mi domando come sia possibile visto che mentre l'art. 52 del DPR 131/86 prevede espressamente la tassazione sul valore in commercio mentre l'art. 68 del DPR 917/86 parla di corrispettivo "percepito"?
    Secondo me, eventualmente, l'Ufficio potrebbe ricorrere al 39 del DPR 600/73 quando l'indagine finanziaria dimostrasse il fatto che il contribuente abbia percepito un maggior corrispettivo (ci sarebbero, infatti, le "presunzioni gravi precise e concordanti").
    Ma utilizzare il valore accertato ai fini del registro e resosi definitivo (adesione, sentenza, conciliazione, acquiescienza, ecc.) non permette, a mio parere, di tassare ai fini reddituali un qualcosa che non Ŕ stato percepito! Come la pensate? Avreste qualche dritta (sentenza o altro) che mi possa aiutare? Grazie in anticipo a tutti
    Non discutere con un idiota; ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza. SANTE PAROLE !

  3. #3
    LucZan Ŕ offline Senior Member
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    L'accertamento dell'Ufficio si basa su un recente filone giurisprudenziale di Cassazione secondo cui gli accertamenti per le imposte indirette (registro) motivano "per relationem" ed automaticamente gli accertamenti ai fini delle imposte dirette.
    In particolare per la cessione di immobili l'Ufficio pone a base della pretesa inversione dell'onere contabile la n. 20865/2007, la quale però di rimando richiama altre precedenti Sentenze.
    Questa Sentenza ritiene sufficiente la motivazione ed anzi ribadisce l'inversione dell'onere probatorio (attualmente l'utilizzo del "valore normale" è previsto per le imposte dirette solo tassativamente e limitatamente da una specifica modifica all'art. 39 dpr 600/1973).

    Sul punto della rilevanza del valore normale ai fini delle imposte dirette del maggior valore definito ai fini dell'imposta di registro la Norma di comportamento n. 171 dell'associazione Dott. Comm. ha espressamente statuito che "non esiste alcuna automatica efficacia" (la tematica riguarda la cessione di azienda ma il ragionamento non cambia per la compravendita di immobili), prendendo una netta posizione critica nei confronti della Sent. Cass. 19830/2008.

    http://www.google.com/url?q=http://w...3DWyajstsdXS6A

    Comunque in caso vi fosse stato accertamento con adesione del solo acquirente, a mio avviso, non essendosi in presenza di giudicato o acquiescenza (tutte le Sentenze di Cassazione riguardano casi ante 1996 e nessuna l'accertamento con adesione) del compratore (anzi si verifica proprio un caso di cessata materia del contendere ed anche in presenza di eventuale contestuale ricorso del coobbligato venditore, responsabile solidalmente con il compratore, l'Ufficio restituisce immediatamente anche l'eventuale imposta versata per ricorrere, - Capitolo II, Circ. Min. n. 235/1997) l'eventuale valore definito è del tutto inopponibile al venditore, determinando la nullità dell'accertamento dell'Ufficio.
    C'è un ottimo art. della Dott.ssa Leo a commento di una sentenza di Comm. Trib. Prov. (Lecce n. 90/2/08 del 13 febbraio 2008) in cui la stessa ha ottenuto una sentenza di nullità di un avviso di accertamento simile (non so se la stessa è passata in giudicato).
    http://www.commercialistatelematico....o_impresa.html
    in cui è stato dato il seguente principio di diritto:
    “l’atto di accertamento con adesione presupposto e fondante l’atto di accertamento oggetto di causa, non essendo stato posto in essere dal ricorrente e, quindi, dallo stesso non conosciuto non può essergli opposto perché res inter alios”.

    Anch'io ho un caso simile dove il venditore si vede accertato il valore definito con adesione del compratore, e l'Ufficio pretende di opporre questo valore definito da un terzo (il compratore).
    Consiglio la lettura effettiva delle Sentenze n. 4117/2002 e n. 4057/2007: sono fondamentali.
    Ultima modifica di LucZan; 14-02-09 alle 07:07 PM

  4. #4
    fabrizio Ŕ offline Senior Member
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    Predefinito

    Si, purtroppo l'Agenzia delle Entrate ultimamentesi sta muovendo in questa direzione, anche se ad oggi numerose commissioni tributarie hanno accettato i ricorsi dei contribuenti riconoscendo la necessitÓ di fornire ulteriori prove idonee a dimostrare il maggior corrispettivo percepito.
    Io ho presentato un ricorso per un accertamento del tutto identico, sono in attesa che venga fissata l'udienza, ma sono ottimista...
    ciao

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