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Risultati da 11 a 18 di 18

Discussione: Da padre a figlio:

  1. #11
    ROBERTO5096 è offline Member
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    da una occhiata agli art. 175 e 176 dpr 917/1986
    ciao
    è da lì che son partito per la soluzione prospettata. volevo confrontarmi per il risultato finale. ciao

  2. #12
    mr bean è offline Senior Member
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    e valutare i "patti di famiglia"?
    cmq per non essere considerata operazione elusiva detto passaggio di azienda deve avvenire a norma art. 176 dpr 917/86 e non 175.
    ciao
    Ultima modifica di mr bean; 02-11-07 alle 08:35 AM
    Mr Bean, rag. Commercialista in quel di Buckingham Palace

  3. #13
    mr bean è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da ROBERTO5096 Visualizza Messaggio
    è da lì che son partito per la soluzione
    prospettata. volevo confrontarmi per il risultato finale. ciao
    anzi, aggiungo:
    tu dici che hai effettuato il conferimento in continuità valori contabili e quindi art. 175 dpr 917/86 e ok.. attenzione che la successiva cessione di quote può essere vista come operazione elusiva, per evitare la tassazione come cessione d'azienda
    avessi fatto invece l'operazione in continuità valori fiscali, art. 176 dpr 917/86, la successiva cessione di quote non era classificata come operazione elusiva stante l'espressa previsione normativa.

    ciao
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  4. #14
    ROBERTO5096 è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da mr bean Visualizza Messaggio
    anzi, aggiungo:
    tu dici che hai effettuato il conferimento in continuità valori contabili e quindi art. 175 dpr 917/86 e ok.. attenzione che la successiva cessione di quote può essere vista come operazione elusiva, per evitare la tassazione come cessione d'azienda
    avessi fatto invece l'operazione in continuità valori fiscali, art. 176 dpr 917/86, la successiva cessione di quote non era classificata come operazione elusiva stante l'espressa previsione normativa.

    ciao
    Forse mi sfugge qualcosa delle tue osservazioni: l'ultimo periodo del 176 rimanda al 175. Infatti in questo caso si tratta del conferimento dell'unica impresa di imprenditore individuale. E poi se non esiste il pagamento di un corrispettivo nella donazione come si può contestare un elusione fiscale ? La donazione è prevista nei confronti dei famigliari dalle nostre norme.
    che ne dici?

  5. #15
    mr bean è offline Senior Member
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    il punto è questo: (a memoria)

    il conferimento deve esser fatto all'ultimo valore fiscalmente riconosciuto e non a quello contabile per rientrare nell'art. 176
    il conferimento fatto a valori contabili è fatto ai sensi art. 175
    l'art. 175 nel caso di conferimento ditta individuale in srl rimanda, per le successive cessioni di quote all'art. 67 e non al 176 dpr 917/86
    se tu effettui il conferimento a norma art. 176 poi cedi le partecipazioni in PEX e non c'è operazione elusiva, se cedi le partecipazioni provenienti da conferimento ar. 175 non puoi avere la protezione art. 176..
    l'elusività è che tu facendo questa operazione stai cedendo l'azienda, il fisco ti potrebbe contestare questo e non la cessione di quote.
    quanto sconta una donazione azienda che tra l'altro deve esser eseguita agli ultimi valori fiscali riconosciuti e non ai valori contabili? tra familiari quasi nulla, ma se ti contestano poi la cessione anzichè la donazione?

    è da valutarsi attentamente, magari partendo subito dalla donazione diretta dell'azienda..
    tanti sono gli aspetti che non si possono chiudere qui in due sole righe

    ciao
    Ultima modifica di mr bean; 03-11-07 alle 01:37 PM
    Mr Bean, rag. Commercialista in quel di Buckingham Palace

  6. #16
    ROBERTO5096 è offline Member
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    il punto è questo: (a memoria)

    il conferimento deve esser fatto all'ultimo valore fiscalmente riconosciuto e non a quello contabile per rientrare nell'art. 176
    il conferimento fatto a valori contabili è fatto ai sensi art. 175
    l'art. 175 nel caso di conferimento ditta individuale in srl rimanda, per le successive cessioni di quote all'art. 67 e non al 176 dpr 917/86
    se tu effettui il conferimento a norma art. 176 poi cedi le partecipazioni in PEX e non c'è operazione elusiva, se cedi le partecipazioni provenienti da conferimento ar. 175 non puoi avere la protezione art. 176..
    l'elusività è che tu facendo questa operazione stai cedendo l'azienda, il fisco ti potrebbe contestare questo e non la cessione di quote.
    quanto sconta una donazione azienda che tra l'altro deve esser eseguita agli ultimi valori fiscali riconosciuti e non ai valori contabili? tra familiari quasi nulla, ma se ti contestano poi la cessione anzichè la donazione?

    è da valutarsi attentamente, magari partendo subito dalla donazione diretta dell'azienda..
    tanti sono gli aspetti che non si possono chiudere qui in due sole righe

    ciao
    non posso fare la donazione diretta ad una società dove il donante deve restare come socio lavorante. Mi sembra un controsenso di principio.
    Mi piace il confronto che stiamo mettendo in piedi ma resto dell'idea che un conferimento con successiva donazione delle quote non possa essere contestatata come un'operazione elusiva.
    ciao

  7. #17
    mr bean è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da ROBERTO5096 Visualizza Messaggio
    non posso fare la donazione diretta ad una società dove il donante deve restare come socio lavorante. Mi sembra un controsenso di principio.
    Mi piace il confronto che stiamo mettendo in piedi ma resto dell'idea che un conferimento con successiva donazione delle quote non possa essere contestatata come un'operazione elusiva.
    ciao
    solo se fatta ai sensi art. 176, se la fai a valori contabili non è piu art. 176 ma 175.. poi vedi tu
    ciao
    Mr Bean, rag. Commercialista in quel di Buckingham Palace

  8. #18
    mr bean è offline Senior Member
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    e, se ti contestano la cessione di azienda, il rischio è questo:
    Cass. - Sez. Tributaria 1.6.2007 n. 12899

    Svolgimento del processo


    D.R. impugnava dinanzi alla Commissionetributaria
    provinciale di Rieti l'avviso di accertamento Irpef/Ilor anno 1990 con il
    quale l'Ufficio imposte dirette di Rieti determinava plusvalenze per
    avviamento commerciale conseguente alla cessione di azienda avvenuta a
    favore della sorella. Rilevava parte contribuente a fondamento
    dell'opposizione il difetto di motivazione dell'avviso e la gratuità della
    cessione. L'adita Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso
    ritenendo la gratuità della cessione.
    La sentenza veniva confermata dalla Commissione tributaria
    regionale del Lazio sul rilievo che la cessione essendo intervenuta tra
    parenti doveva ritenersi avvenuta a titolo gratuito a nulla valendo quanto
    dichiarato dalle parti nell'atto integrativo di compravendita dell'azienda
    in quanto l'ufficio avrebbe dovuto provare altrimenti l'onerosità della
    cessione.
    Avverso tale sentenza l'Amministrazione proponeva ricorso
    per cassazione sostenuto da un unico motivi di censura.
    Parte intimata non svolgeva attività difensiva.


    Motivi della decisione


    Con l'unico motivo del ricorso l'Amministrazione e
    l'Agenzia deducono difetto di motivazione e violazione e falsa applicazione
    dell'art. 54 del D.P.R. n. 917/1986 e dell'art. 2697 del codice civile.
    Osservano al riguardo che erroneamente la Commissione tributaria regionale
    ha ritenuto la cessione di azienda effettuata a titolo gratuito a fronte del
    chiaro dato letterale dell'atto di cessione e del successivo atto
    integrativo con i quali si è rispettivamente regolata la modalità di
    versamento del prezzo e si è concordata la determinazione dell'avviamento
    commerciale.
    Richiamano in proposito Cass. n. 2807/2002 secondo cui
    deve farsi riferimento alla natura intrinseca ed alla configurazione
    giuridica dell'atto che ha operato il trasferimento del bene. Era onere del
    contribuente a fronte del dato documentale provare il contrario. La
    Commissione tributaria regionale inoltre, assumono i ricorrenti, ignora la
    valenza, ex art. 54, comma 5, del Tuir, del pregresso accertamento di
    maggior valore già operato ai fini dell'imposta di registro.
    Osserva la Corte che il ricorso è fondato.
    La sentenza della Commissione tributaria regionale,
    infatti, non è adeguatamente motivata in punto di valutazione degli elementi
    documentali dedotti dall'ufficio a supporto della legittimità dell'avviso
    rectius della onerosità della cessione.
    Non può invero accreditarsi, da un punto di vista
    logico-giuridico, la tesi della gratuità della cessione sulla base del solo
    rapporto di parentela intercorrente tra il cedente ed il cessionario
    escludendo, a tale fine, la valenza dell'atto di cessione e del successivo
    atto integrativo sull'esclusivo rilevo che il relativo contenuto può avere
    conseguenza solamente ai fini dell'imposta di registro.
    È quindi carente
    l'accertamento condotto dalla Commissione tributaria regionale per la
    mancata valutazione di detti elementi documentali.
    Del resto questa Suprema Corte ha sancito che in tema di
    accertamento delle imposte sui redditi, l'Amministrazione finanziaria è
    legittimata a procedere in via induttiva all'accertamento del reddito da
    plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a
    seguito di cessione di azienda, sulla base dell'accertamento di valore
    effettuato in sede di applicazione dell'imposta di registro, ed è onere
    probatorio del contribuente superare (anche con ricorso ad elementi
    indiziari) la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il
    valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione
    dell'imposta di registro, dimostrando di avere in concreto venduto ad un
    prezzo inferiore (cfr. per tutte Cass. n. 21055/2005).
    Ed ha altresì affermato che nella cessione di azienda, ai
    fini della configurazione di una plusvalenza da avviamento commerciale (ai
    sensi dell'art. 54 del D.P.R. n. 917 del 1986), deve farsi riferimento alla
    natura intrinseca ed alla configurazione giuridica dell'atto che ha operato
    il trasferimento del bene (prescindendo dal contenuto di clausole o
    dichiarazioni, inserite per finalità dell'atto stesso e comunque incoerenti
    rispetto agli elementi essenziali del tipo di contratto concluso) ed al
    fatto che la stessa cessione risulta realizzata e tassabile, in presenza di
    negozio oneroso. Deve invece ritenersi insussistente nel caso di
    trasferimento "mortis causa" o per atto gratuito a familiari (Cass. n.
    2807/2002).
    Sulla base delle esposte considerazioni pertanto il
    ricorso va accolto e la sentenza impugnata va annullata con rinvio, anche
    per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione
    tributaria regionale del Lazio che procederà ad un nuovo accertamento.


    P.Q.M.


    La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata
    e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione
    della Commissione tributaria regionale del Lazio.
    Mr Bean, rag. Commercialista in quel di Buckingham Palace

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