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Discussione: Partecipazione perdite associato in partecipazione

  1. #1
    fabrizio è offline Senior Member
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    Predefinito Partecipazione perdite associato in partecipazione

    Ai sensi del Codice Civile se nulla è previsto nel contratto, l’associato in partecipazione partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, e, comunque, in misura non superiore al valore del suo apporto.
    Ok in caso di apporto di capitale, il valore è facilmente quantificabile, ma qualora si tratta di apporto di solo lavoro e l'associante è in perdita, la partecipazione a tali perdite da parte dell'associato si traduce esclusivamente nel mancato conseguiment di utili, giusto? Non è tenuto ad effettuare alcun versamento a titolo di copertura o mi sbaglio? ...
    Fabrizio Maimone
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  2. #2
    alias61 è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da fabrizio Visualizza Messaggio
    Ai sensi del Codice Civile se nulla è previsto nel contratto, l’associato in partecipazione partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, e, comunque, in misura non superiore al valore del suo apporto.
    Ok in caso di apporto di capitale, il valore è facilmente quantificabile, ma qualora si tratta di apporto di solo lavoro e l'associante è in perdita, la partecipazione a tali perdite da parte dell'associato si traduce esclusivamente nel mancato conseguiment di utili, giusto? Non è tenuto ad effettuare alcun versamento a titolo di copertura o mi sbaglio? ...
    corretto, partecipa alle perdite nei limiti del suo conferimento e cioè non vede retribuita la sua prestazione lavorativa

  3. #3
    fabrizio è offline Senior Member
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    Bene, anche tu la pensi come me, c'è invece chi in studio sostiene che il valore della prestazione lavorativa debba essere quantificato in termini monetari sulla base delle retribuzioni lavoro dipendente vigenti nel settore e tale importo costituisca il limite massimo che l'associato è tenuto a corrsipondere monetariamente in favore dell'associante... Così non solo avrei lavorato gratis ma ci dovrei rimettere pure dei soldi!!
    Fabrizio Maimone
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  4. #4
    robil è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da fabrizio Visualizza Messaggio
    Bene, anche tu la pensi come me, c'è invece chi in studio sostiene che il valore della prestazione lavorativa debba essere quantificato in termini monetari sulla base delle retribuzioni lavoro dipendente vigenti nel settore e tale importo costituisca il limite massimo che l'associato è tenuto a corrsipondere monetariamente in favore dell'associante... Così non solo avrei lavorato gratis ma ci dovrei rimettere pure dei soldi!!
    Non mi occupo di consulenza del lavoro ma anche a mio parere la partecipazione alle perdite equivale all'apporto e quindi si dovrebbe stimare l'apporto ossia valutare a quanto ammonti il valore del lavoro apportato e questo determina il limite massimo di partecipazione alle perdite.

    Non si deve cadere in errore assimilando l'associato al dipendente e quindi a colui che spetta una retribuzione per il lavoro prestato. L'associato ha diritto agli utili nel momento in cui gli utili vengono realizzati. Se utili non ve ne sono non ha diritto a un minimo sindacale. Se si verificano perdite ai sensi del codice civile partecipa alle perdite in relazione al suo apporto.

    Roberto Loddo

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  5. #5
    fabrizio è offline Senior Member
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    Mi piacerebbe capire come va quantificato il valore di questo apporto lavorativo...
    Qualcuno ha avuto esperienze in merito?
    Fabrizio Maimone
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  6. #6
    robil è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da fabrizio Visualizza Messaggio
    Mi piacerebbe capire come va quantificato il valore di questo apporto lavorativo...
    Qualcuno ha avuto esperienze in merito?
    la logica vedrà sicuramente prendere per riferimento le retribuzioni dei contratti nazionali e le tariffe del settore di appartenenza. Quindi se penso a un associato presso un artigiano installatore di impianti idraulici il valore dell'apporto lavorativo sarà dato dalle ore di lavoro prestato per la tariffa del suo settore.

    Roberto Loddo

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  7. #7
    Enrico Larocca è offline Senior Member
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    Il dilemma del compenso garantito nell'associazione in partecipazione con apporto di lavoro è stato oggetto di numerose sentenze della S.C. (Cass. 19475/2003, n. 1420/2002, 1188/2000), già prima dell'intervento normativo introdotto in materia dal D.Lgs. 276/2003 e succ. modificazioni ed integrazioni, nonchè dei principi espressi dalla Corte Costituzionale nella Sent. n. 50/2005. Tutte le sentenze sembrano imperniate sul principio di evitare un uso elusivo del contratto di associazione in partecipazione, volto ad aggirare le norme sul lavoro subordinato.

    L'art. 86 co. 2 del D.Lgs. 276/2003 stabilisce: Al fine di evitare fenomeni elusivi della disciplina di legge e contratto collettivo,in caso di rapporti di associazione in partecipazione resi senza una effettiva partecipazione e adeguate erogazioni a chi lavora, il lavoratore ha diritto ai trattamenti contributivi, economici e normativi stabiliti dalla legge e dai contratti collettivi per il lavoro subordinato svolto nella posizione corrispondente del medesimo settore di attività, o in mancanza di contratto collettivo, in una corrispondente posizione secondo il contratto di settore analogo, a meno che il datore di lavoro, o committente, o altrimenti utilizzatore non comprovi, con idonee attestazioni o
    documentazioni, che la prestazione rientra in una delle tipologie di lavoro disciplinate nel
    presente decreto ovvero in un contratto di lavoro subordinato speciale o con particolare
    disciplina, o in un contratto nominato di lavoro autonomo, o in altro contratto espressamente previsto nell'ordinamento
    .

    Nell'opera dal titolo: "Associazione in partecipazione" ed. Maggioli, C. De Stefanis, noto societarista, afferma: il problema del minimo garantito non si pone anche alla luce della novella normativa sopra citata e della giurisprudenza della S.C., nel caso in cui la remunerazione dell'associato di lavoro sia maggiore della remunerazione tabellare di un lavoratore dipendente con pari funzioni; diversamente si potrebbe ipotizzare, salva la prova contraria a carico dell'associante, un uso elusivo ed illegittimo del contratto, con tutte le relative conseguenze sia fiscali che previdenziali.

    Saluti
    Unusquisque faber fortunae suae
    (Traduzione: Ognuno è artefice della propria fortuna)
    di Appio Claudio

  8. #8
    alias61 è offline Member
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    considerazioni interessanti che vertono sulla questione ampiamente dipattuta dell'utilizzo del contratto di associazione in partecipazione simulato per nascondere un rapporto di lavoro dipendente

    il quesito originario invece verteva su un'altra questione : come si interpreta l'art.2553c.c sulla partecipazione dell'associato alle perdite nel caso di apporto di lavoro?

    per me significa che se apporto il mio lavoro in caso di perdita posso perdere al massimo il valore del mio apporto e quindi NON vedere retribuita la mia prestazione

  9. #9
    Enrico Larocca è offline Senior Member
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    Non vedo quale altra misura potrebbe mai essere concepita in un associazione in partecipazione con apporto di lavoro.

    Però il giudice adito potrebbe, in via del tutto astratta ed ipotetica, dichiarare illegittima la clausola contrattuale che determina una totale perdita del compenso, in quanto l'imputazione della perdita all'associato in partecipazione di solo lavoro non dovrebbe mai condurre ad un azzeramento del valore del proprio apporto lavorativo, in quanto violativa della norma di cui al D.Lgs. n. 276/2003 già citata.

    Vale a dire che se il reddito dell'A. in P. è -20.000 Euro e le quote di partecipazione sono del 55 % per l'associante e del 45 % per l'associato, la quota di perdita dell'associato di 9.000 Euro conducendo ad un azzeramento del valore dell'apporto e quindi ad un violazione delle norme sui trattamenti economici collettivi potrebbe essere revocata dal giudice adito.

    Saluti
    Unusquisque faber fortunae suae
    (Traduzione: Ognuno è artefice della propria fortuna)
    di Appio Claudio

  10. #10
    Donatocdl è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico Larocca Visualizza Messaggio
    Non vedo quale altra misura potrebbe mai essere concepita in un associazione in partecipazione con apporto di lavoro.

    Però il giudice adito potrebbe, in via del tutto astratta ed ipotetica, dichiarare illegittima la clausola contrattuale che determina una totale perdita del compenso, in quanto l'imputazione della perdita all'associato in partecipazione di solo lavoro non dovrebbe mai condurre ad un azzeramento del valore del proprio apporto lavorativo, in quanto violativa della norma di cui al D.Lgs. n. 276/2003 già citata.

    Vale a dire che se il reddito dell'A. in P. è -20.000 Euro e le quote di partecipazione sono del 55 % per l'associante e del 45 % per l'associato, la quota di perdita dell'associato di 9.000 Euro conducendo ad un azzeramento del valore dell'apporto e quindi ad un violazione delle norme sui trattamenti economici collettivi potrebbe essere revocata dal giudice adito.

    Saluti
    Dunque ragioniamo a livello pratico:

    Un associato apporta un capitale di 10.000 €, la società chiude in perdita e, la perdita a capo dell'associato corrisponde a 11.000 €, dunque non solo non ha guadagnato nulla, quanto deve rimetterci tutto il capitale apportato;
    nell'apporto di solo lavoro, l'associato non produce nessun utile e ci rimette il lavoro svolto. Semplice o sbaglio?
    Se potessi ti renderei intelligente 5 minuti per farti capire quanto sei idiota!

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