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Discussione: Contributi inps amministratore

  1. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da ricnic Visualizza Messaggio
    posso tentare di inserirmi conesperienze pregresse.

    Il socio accomandatario di una sas, è il responsabile della ditta. Il preposto, l'amministratore e risponde con i beni personali. Il filo del rasoio della questione è se lavora o meno nell'azienda. Non è una questione semplice, perchè se è vero che può anche non lavorarci è altrettanto vero che esistono attività che richiedono la presenza ( es. il preposto )o è possiible delegare ad apposita figura all'interno dell'azienda. L'accomandante non può sostituire l'accomandatario in compiti di responsabilità. Dipende molto dall'attività naturalmente.
    l'INPS presume che l'accomandatario, quindi, lavori nella propria azienda. Sta a questa persona dimostrare il contrario.
    Non esiste nella sas la ripartizione tra socio di capitale e socio d'opera, essendo il socio di capitale già l'accomandante, che non ha l'obbligo ( l'accomandate ) di prestare la propria opera. Tant'è che egli può essere assunto dalla sas se vi lavora. L'accomandatario,invece no. Non può essere in sostanza dipendente di se stesso( detto in parole semplici ).
    Se in termini di Legge in base all'attività la figura dell'accomandatario non ha l'obbligo di prestare la propria opera nella sua sas, è libero di prestare la propria opera in via prevalente altrove. Quindi deve dimostrare la prevalenza dove la esercita. ( controllano anche con l'INAIL se è iscritto per qualche altra attività ) Se può dimostrare altro, allora possono trattare per la non iscrizione all'INPS. Attenzione, però, che se la sas svolge attività artigiana, la non iscrizione all'INPS fa decadere l'attività artigiana stessa ( non ha i requisiti per l'Albo ). E' un discorso lunghetto perchè si incrociano molti fattori.
    Chiunque percepisca un compenso per l'esercizio di amministratore della società, deve pagare i contributi alla gestione separata dell'INPS. l'INPS non accetta la sentenza recente della Cassazione e va avanti da anni imperterrita a riscuotere contributi doppi.
    Diverso è, invece, il reddito da partecipazione. Se la partecipazione è data dalla sas in cui un socio accomandatario è iscritto alla gestione INPS, deve pagare anche sulla paretecipazione che in sostanza è il reddito di impresa che ha dato l'scrizione all'INPS. Se ci sono altre partecipazioni in altre imprese, andrebbe valutata ogni singola partecipazione, partendo dal presupposto che se trattasi di società di persone l'INPS ci mangia sempre..... uno che ha ad esempio 4 negozi in società di persone diverse , pagherà l'INPS sul reddito di partecipazione di tutti. Provare per credere.
    quoto ricnic e se puoi ti prego di rispondermi alla seguente domanda:
    il mio caso è: un soggetto è amm.re di una sas e non percepisce compenso, partecipa in altre due soc di persone, ed è agente di commercio come attività prevalente. l'ade ha chiesto i contributi non solo sul suo reddito d'impresa (agente comm), bensì su tutti i redditi di partecipazione che possiede (e ciò perchè avendo una posizione inps, seppur per l'attività prevalente, confluiscono - a detta dell'ade ed in base ad una sent cassaz che ho- anche tutti i redditi di partecipazione nel reddito d'impresa quadro rr). ora io vorrei sapere se è tenuto o meno a tale versamento aggiuntivo (anche sui redditi di partecipazione sia della soc dove è amm.re che in quelle dove è solo socio), perchè se è così, avrei pensato di fargli cedere le quote dalla soc dove è amm.re e fargli restare solo la carica di amm.re senza compenso, così l'ade gli chiederebbe solo i contributi sul redd di agente comm. é giusto questo ragionamento? inoltre tale partecipazione sarebbe ceduta al coniuge (che già possiede una quota x di partecipazione); in tale caso il coniuge (che è disoccupato e diverrebbe l'accomandatario) è tenuto a qualche versamento? in teoria dovrebbe già versare ora per il legame di parentela con l'amm.re, ma non avendo posizioni inps aperte, finora non gli hanno mai chiesto nulla.
    ti prego rispondimi.
    grazie e ciao

  2. #42
    alfredo da roma Guest

  3. #43
    ricnic è offline Senior Member
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    ho trovato anche questo:

    Istituto Nazionale della Previdenza Sociale
    Circolare numero 102 del 12-6-2003.htm

    questo un breve passaggio che incollo:

    Come è noto, ai sensi dell’art. 3 bis del D.L. 19 settembre 1992, n.384, convertito con modificazioni nella legge 14 novembre 1992, n.438, i contributi previdenziali in argomento sono calcolati sulla totalità dei redditi d'impresa dichiarati ai fini IRPEF, prodotti nello stesso anno al quale il contributo si riferisce.

    Si evidenzia, a tal riguardo, che la Corte Costituzionale, con sentenza 25.9/7.11.2001, n.354, ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale della citata disposizione, confermando che i contributi previdenziali sono dovuti non solo sul reddito dell’attività che ha dato luogo all’iscrizione ma anche su tutti gli altri eventuali redditi di impresa conseguiti dal contribuente nel periodo di riferimento, quali i redditi di partecipazione riportati nel quadro RH del modello UNICO-persone fisiche.

    In relazione all’art.6 del TUIR, si evidenzia che i redditi delle società in nome collettivo ed in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e come tali attribuiti ai singoli soci in ragione della loro partecipazione agli utili.

    A tal proposito preme evidenziare che anche l’attività di gestione, conduzione, locazione ed affitto di beni immobili produce redditi d’impresa se esercitata da società di persone o di capitali (S.r.l.) A tale conclusione non può pervenirsi, invece, allorché detta attività costituisca l’oggetto sociale dell’attività svolta da una società semplice.

  4. #44
    alfredo da roma Guest

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    E' stata diffusa la sentenza della Cassazione Sezione Unite n. 23031 del 2 novembre 2007 con la quale, in modo si ritiene definitivo, è stato espresso il corretto valore di una circolare emanata dalla pubblica amministrazione (nella fattispecie dell'Agenzia delle Entrate): natura di atti meramente interni della pubblica amministrazione che esprime esclusivamente un parere dell'amministrazione e non vincola addirittura la stessa autorità che l'ha emanata. La Sentenza ribadisce, richiamando le precedenti pronunce sull'argomento, che ogni circolare per la sua natura e per il suo contenuto (di mera interpretazione di una norma di legge), non potendo esserle riconosciuta alcuna efficacia normativa esterna, non può essere annoverata fra gli atti generali di imposizione in quanto esse non possono nè contenere disposizioni derogative di norme di legge, ne essere considerate alla stregua di norme regolamentari vere e proprie. La sentenza si spinge oltre: La circolare nemmeno vincola, a ben vedere, gli uffici gerarchicamente sottordinati, ai quali non è vietato di disattenderla (evenienza, questa, che, peraltro, è raro che si verifichi nella pratica), senza che per questo il provvedimento concreto adottato dall'ufficio (atto impositivo, diniego di rimborso, ecc.) possa essere ritenuto illegittimo "per violazione della circolare": infatti, se la (interpretazione contenuta nella) circolare è errata, l'atto emanato sarà legittimo perchè conforme alla legge, se, invece, la (interpretazione contenuta nella) circolare è corretta, l'atto emanato sarà illegittimo per violazione di legge. Il ragionamento è oltremodo condivisibile allorquando i giudici indicano che ammettere nelle circolari opinioni interpretative dell'amministrazione con vincoli equivale a riconoscere all'amministrazione stessa un potere normativo in conflitto con la carta costituzionale che assegna tale potere al Parlamento.

    Cassazione, Sezione Unite n. 23031 del 2 novembre 2007

  5. #45
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    ecco, ma non si tratta solo di una circolare poichè, come tu stesso hai potuto verificare, vi è una sent corte cost. (la Corte Costituzionale, con sentenza 25.9/7.11.2001, n.354). dunque, tali contributi sono dovuti. ora per evitare tanta eccessiva contribuzione al soggeto di cui vi ho parlato nel precedente post, vi pare corretto se gli faccio cedere le quote di partecipazione attualmente al 70%) al coniuge e lui resta solo accomandatario amministratore, col 10% per esempio?
    in tal modo la contribuzione eccedente il minimale a suo carico si riduce notevolmente.
    ps ma l'accomandatario di una sas può avere anche solo il 10% della partecipazione o c'è una quota minima da detenere?
    grazie 1000 a tutti voi

  6. #46
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    inoltre in base a tale sentenza corte cost, confluiscono tutti i tipi di reddito detenuti dal soggetto nella base imponibile per il calcolo dei contributi...dunque, che ce ne facciamo della l. 662/96, art, 1 c. 208 laddove asserisce che si versano contributi solo sull'attività prevalente, laddove si esercitino più tipi di attività? nella gerarchia delle fonti la legge viene prima delle sent corte cost.
    grazie ancora

  7. #47
    anciampi è offline Member
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    Predefinito confuso

    mi state facendo venire dubbi atroci, dunque io rischiererei di far diventare
    accomandatario mia figlia che fa la dipendente in una ditta esterna a full time, ove ill suo cud e' ben superiore al canone di locazione, io diventerei accomandante, e poi voi mi fate capire che starei facendo tutto per nulla?.

    l'inps mi ha ribadito due vote per scritto che se l'accomandatario ha un altra attivita' prevalente non e' tenuto al pagamento di contributi su altra gestione.

    ma che dire con tutte queste sentenze circolari??.

    un parere definitivi ce l'avete . grazie

  8. #48
    alfredo da roma Guest

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    Citazione Originariamente Scritto da anciampi Visualizza Messaggio
    mi state facendo venire dubbi atroci, dunque io rischiererei di far diventare
    accomandatario mia figlia che fa la dipendente in una ditta esterna a full time, ove ill suo cud e' ben superiore al canone di locazione, io diventerei accomandante, e poi voi mi fate capire che starei facendo tutto per nulla?.

    l'inps mi ha ribadito due vote per scritto che se l'accomandatario ha un altra attivita' prevalente non e' tenuto al pagamento di contributi su altra gestione.

    ma che dire con tutte queste sentenze circolari??.

    un parere definitivi ce l'avete . grazie
    la sentenza da me segnalata si esprime sul valore di una circolare.
    Appare chiaro che una circolare non ha valore di legge e che regola solo il funzionamento dell'Ufficio.

  9. #49
    anciampi è offline Member
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    Predefinito traducendo in termini concreti?

    ma concretamente che tocca fare? ci si puo fidare o in caso di pretestuoaita'
    magari di qualche dirigente che la vede diversamente e non applica
    la norma che prevederebbe per l'accomandatario con altro lavoro esterno
    prevalente come nel mio caso, il versamento di quel che sia, bisogna comunque finire in causa con l'inps??

    Saluti Antinio da Milano

  10. #50
    alfredo da roma Guest

    Predefinito

    Io andrei per fatti concludenti e non andrei a fare nessuna iscrizione all'INPS che semmai un giorno dovesse vantare crediti gli si oppone il documento che hai ricevuto in risposta.

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