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Discussione: Ditta Individuale - Familiare

  1. #11
    Giusy81 è offline Senior Member
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    semplicemente in attesa di un lavoro "regolare" adatto alle sue qualifiche presta il proprio lavoro all'interno del negozio della sorella e si accontenta di una copertura contributiva, situazione vera del resto visto che la prospettiva sarebbe fare quello che vuole ma in nero visto che nessuno assume....

  2. #12
    Ispettore è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Giusy81 Visualizza Messaggio
    semplicemente in attesa di un lavoro "regolare" adatto alle sue qualifiche presta il proprio lavoro all'interno del negozio della sorella e si accontenta di una copertura contributiva, situazione vera del resto visto che la prospettiva sarebbe fare quello che vuole ma in nero visto che nessuno assume....


    Dubito che possa essere inquadrato come coadiuvante dell'impresa familiare, in quanto il collaboratore familiare dovrebbe partecipare agli utili; l'art.230 del cc stabilisce che ".....partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato."

    L’art. 2 della legge 463/59 ha esteso l’obbligo assicurativo ai familiari coadiuvanti, intendendosi come tali i familiari dell’iscritto che lavorino abitualmente e prevalentemente nell’azienda.
    Sono considerati iscrivibili in qualità di familiari coadiuvanti del titolare:


    A) I parenti entro il terzo grado:


    In linea retta


    •nonni,
    •genitori: sono equiparati ai genitori gli adottanti, gli affilianti, il patrigno e la matrigna;
    •figli: sono equiparati ai figli legittimi o legittimati i figli adottivi e gli affiliati, quelli naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, quelli nati da precedente matrimonio dell'altro coniuge, nonché i minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norma di legge;
    •nipoti, in quanto figli dei figli;

    In linea collaterale,


    •fratello, sorella
    •zio/a, in quanto fratello o sorella di un genitore del titolare,
    •nipote, in quanto figlio di fratello o sorella del titolare.

    B) Gli affini entro il secondo grado:

    •cognato, in quanto fratello o sorella del coniuge del titolare oppure in quanto coniuge del fratello o della sorella del titolare;
    •suocero/a;
    •genero
    •nuora
    •cognato, in quanto fratello o sorella del coniuge del titolare oppure in quanto coniuge del fratello o della sorella del titolare;
    L’INPS, inoltre, con una nota del 2003, ha chiarito che è iscrivibile in qualità di familiare coadiuvante il coniuge legalmente separato, per il quale non è ancora passata in giudicato la sentenza di divorzio, in quanto la separazione non scioglie il vincolo matrimoniale.

  3. #13
    Giusy81 è offline Senior Member
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    Quello che scrivi sulla partecipazione agli utili e via discorrendo viene rispettato nell'impresa familiare già esistente tra la moglie e il marito, la figura del fratello in questo contesto sarebbe diversa in quanto invece di stare a casa dà solo una mano al negozio, nessuna responsabilità e coinvolgimento nella gestione. Il fatto è che se viene una visita ispettiva la sua posizione deve essere regolare e siccome non è ne inquadrabile come lavoro subordinato perchè in effetti sta lì gratuitamente e non rispetta vincoli di orari o subordinazione e nè come collaboratore femilare in senso stretto perchè non sa nulla della gestione del negozio e via discorrendo, l'unica alternativa e la più reale si sembra l'iscrizione come coadiuvante in quanto vi è copertura ai fini inps ed inail ed allo stesso tempo non viene immesso nella gestione.....

  4. #14
    Jumpydee è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Ispettore Visualizza Messaggio
    Il rapporto di lavoro subordinato sussiste se vi è vincolo di subordinazione; se detto vincolo non è dimostrato non sorge nemmeno l'obbligo contributivo.
    Se il familiare non è convivente ( come un genitore quando i figli hanno famiglie proprie e residenza diversa), ritengo che non si possa nemmeno prospettare una collaborazione familiare ai sensi del 230 cc, che d'altra parte sarebbe esclusa dalle modalità ella prestazione indicata, dato che la collaborazuone dovrebbe essere continuativa e prevalente.
    Per quanto riguarda l'obbligo assicurativo ai fini INAIL ritengo che non sia dovuto in quanto l'art 4 del DPR 1124/65 indica quali soggetti da assicurare anche i familiari a condizione che "Sono compresi nell'assicurazione (1):
    1) coloro che in modo permanente o avventizio prestano alle dipendenze e sotto la direzione altrui opera manuale (2) retribuita, qualunque sia la forma di retribuzione."
    Purtroppo non sono d'accordo.

    A mio parere:
    Innanzitutto la giurisprudenza ha più e più volte ribadito che per la costituzione di una impresa familiare:
    1. la convivenza non è un requisito richiesto
    2. il concetto di prevalenza non è proprio preso in considerazione

    Qui, probabilmente bisogna fare un po di chiarezza e distinguere gli ambiti civilistici da quelli previdenziali.

    Da un punto di vista civilistico la costituzione dell'impresa familiare soggiace a quanto stabilito dall'art. 230 c.c. "Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo le condizioni patrimoniali della famiglia e partecipa agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l’impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell’impresa, sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano all’impresa stessa".
    Ma il caso prospettato da Giusy non riguarda la costituzione di un'impresa familiare (fra l'altro già costituita fra moglie e marito), quanto piuttosto la figura del coadiuvante familiare ai fini previdenziali; qui entrano in gioco l'abitualità e la prevalenza della prestazione a favore del familiare e non rileva la suddivisione dell'utile.

    Per farla breve: secondo me Giusy può iscrivere il fratello all'INPS e all'INAIL come "coadiuvante familiare" della moglie e dargli, quindi, copertura contributiva. Il fratello coadiuvante, non avendo altro da fare, presterà la propria opera in via abituale e prevalente.

  5. #15
    Giusy81 è offline Senior Member
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    Ciao Jumpydee, hai colto nel segno l'impostazione della mia situazione, infatti anche presso la sede inps di zona non mi hanno fatto ostacoli....volevo ragionarci un pò con voi esperti visto che bisogna sempre andare oltre la semplice risposta dell'impiegato di turno!!!!

  6. #16
    Neoo è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Neoo Visualizza Messaggio
    Nel caso in cui il titolare di una ditta individuale (minimarket) si avvale della sporadica collaborazione di un genitore non retribuita a titolo di aiuto è prevista la contribuzione inps? e puo' stare dietro al bancone?

    leggevo che per gli artigiani che si avvalgono di un familiare entro il terzo grado e per giornate nel corso dell'anno non superiore a novanta sono derogabili ai fini contr. inps ( ma non ai fini inail). ma per i commercianti?

    qualcuno ha qualche riferimento normativo in questione? sempre se c'è....
    Ritornando cmq al post iniziale...

    si dovrebbero cmq fare delle comunicazioni ????

  7. #17
    Jumpydee è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Neoo Visualizza Messaggio
    Ritornando cmq al post iniziale...

    si dovrebbero cmq fare delle comunicazioni ????
    Certo. Iscrizione all'INPS e all'INAIL del familiare coadiuvante.

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