L'accordo sulla riforma del lavoro è al rush finale. E, come ogni riforma, introdurrà concetti e parole nuove con cui i lavoratori dovranno avere a che fare. Ad esempio, l'acronimo Aspi, che sta per Assicurazione sociale per l'impiego, con il quale verrà indicato lo strumento che sostituirà le indennità di mobilità e di disoccupazione.
Ma non solo questo: ci saranno novità che coinvolgeranno le varie tipologie contrattuali che regolano i rapporti tra lavoratore e datore di lavoro.
Sui contratti a termine ci sarà una stretta sia contributiva che normativa, con l'obiettivo di renderne le caratteristiche non così distanti, come adesso, dai contratti a tempo indeterminato.
Tanto per fare un caso, gli incarichi attribuiti a lavoratori con partita Iva, quando hanno carattere coordinato e continuativo, vengono sostanzialmente assimilati al lavoro subordinato, a meno che non si tratti di studi professionali, esclusi da questa stretta. E anche i voucher verranno riarticolati in modo più stringente sulla base dell'orario effettuato, e in questo modo dovrebbero essere ridotti gli abusi.
Per questo «Il Sole-24 Ore», con questa serie di domande e risposte, vuole offrire ai lettori una panoramica delle principali novità inserite nella riforma.
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AMMORTIZZATORI
Ho letto che cambierà completamente la disciplina degli ammortizzatori sociali, soprattutto per chi perde il lavoro. Cosa succederà?
La riforma messa a punto dal Governo prevede l'istituzione dell'Aspi (Assicurazione sociale per l'impiego) che sostituirà mobilità, disoccupazione non agricola ordinaria, disoccupazione con requisiti ridotti e disoccupazione speciale edile. Sarà un sistema universale, cioè esteso alla platea più ampia possibile, e riguarderà anche apprendisti e artisti che finora erano esclusi da ogni strumento di sostegno al reddito.
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ASPI
Quale sarà il funzionamento dell'Aspi?
Per accedere alla nuova assicurazione sociale per l'impiego sono richiesti gli stessi requisiti per la disoccupazione ordinaria: 2 anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane lavorate nell'ultimo biennio. La durata dell'Aspi è di 12 mesi per i lavoratori di età inferiore a 55 anni e 18 mesi per gli altri. L'importo è determinato secondo un sistema di scaglioni applicati alla retribuzione di riferimento
con dei criteri di abbattimento progressivo: 15% dopo 6 mesi; un ulteriore 15% dopo 12 mesi.
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MINI-ASPI
Ho sentito parlare anche di una mini-Aspi. Di cosa si tratta?
Si tratta dello strumento che sostituirà l'indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, condizionandola alla presenza e permanenza della disoccupazione. Si accede al trattamento con 13 settimane di contribuzione nei 12 mesi precedenti la disoccupazione. L'indennità è calcolata in maniera analoga a quella prevista per l'Aspi e viene pagata al momento in cui il lavoratore resta disoccupato e non l'anno successivo. La durata massima è pari alla metà delle settimane di contribuzione nell'ultimo biennio.
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CIG
È vero che che la cassa integrazione guadagni verrà estesa anche a settori in cui finora non era prevista?
La risposta è affermativa. In via generale rimane la cassa integrazione ordinaria per il settore industria e viene introdotto un fondo di solidarietà per i settori oggi esclusi. Questi fondi sono istituti solo se c'è una iniziativa dei contratti collettivi di lavoro, sono gestiti dall'Inps, sono obbligatori per le aziende sopra i 15 dipendenti e i contributi saranno a carico dei datori di lavoro. In caso di inerzia dei contratti collettivi è previsto il ricorso ad un fondo residuale di solidarietà.
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LAVORATORI ANZIANI
Mi hanno detto che ci sono delle novità anche per i lavoratori vicini alla pensione. In che senso?
Viene generalizzato a tutti i lavoratori lo schema applicabile in alcuni fondi speciali di settore come bancari, esattoriali e giornalisti. Si possono stipulare accordi sindacali per promuovere l'esodo di personale che raggiunge la pensione nei successivi 4 anni. La contribuzione è a completo carico delle aziende, alle quali è richiesta la presentazione di una fideiussione bancaria con costi a suo carico.
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FLESSIBILITÀ
Ho sentito molto parlare, in questi giorni, di flessibilità in entrata e in uscita. Mi potete spiegare cosa si intende con queste due espressioni?
L'obiettivo generale della riforma a risposta è di rendere più dinamico il mercato del lavoro, soprattutto avvantaggiando le fasce deboli, a partire dai giovani. Questo obiettivo è perseguito con due tipologie di interventi: da un lato aumentando la convenienza dei contratti più stabili, in modo da contenere il fenomeno dell'occupazione precaria, riequilibrare così il valore dei diversi contratti dando così più possibilità di scelta al datore di lavoro (e questa è la flessibilità in entrata); dall'altro interventi rivolti a reprimere pratiche scorrette come le dimissioni in bianco e, soprattutto, ad adeguare al mutato contesto economico la disciplina dei licenziamenti individuali, in modo da rendere meno vincolante l'uscita dei dipendenti aprendo così più opportunità di lavoro (flessibilità in uscita).