Non so se sia proprio la sezione giusta...

Con le modifiche apportate alcontratto di associazione in partecipazione dalla L. 92/2012, è un'idea mia, o praticamente tale contratto, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe proprio scomparire, salvo casistiche marginali?

L'associato deve ricevere il rendiconto, e lì si può dimostrare, deve partecipare agli utili, e si può dimostrare in base al rendiconto, basta che non mi considerino eventuali acconti infrannuali come pagamento di stipendi mascherati.
Però diventa difficile, specie quando si lavora in ambito familiare, che la prestazione non sia priva di “competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi” o che derivi “da capacità tecnico/pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività”.

Caspita, due conviventi non sposati che lavorano insieme, un'impresa familiare non possono farla, e coi tempi che corrono i conviventi si sprecano. Una società ha i suoi costi, e non è detto che sia corretto imporre al titolare di prendersi un socio in ditta. Magari ci sono pure problemi di eredità, magari di ex coniugi, insomma, i motivi per cui non si fa una società possono essere tanti, e non solo limitati ai costi.

Oltre a ricorrere alla draconiana soluzione della chiusura, se il costo di un dipendente è eccessivo, una piccola attività che può fare?

Oltretutto, sono sempre nozioni soggette a personale interpretazione del controllore... Quando ci diranno qualcosa di più concreto?