Sto per fare il salto dal lavoro subordinato al lavoro autonomo. In particolare sto per costituire una società di capitali SRL insieme ad altri due soci, senza dipendenti, in cui tutti noi lavoreremo in modo stabile per raggiungere l'obiettivo della società.

Si tratta di un'impresa che progetterà sulla carta apparati elettronici, acquisterà materie prime e semilavorati da alcuni fornitori, assemblerà o farà assemblare da terzisti (in conto lavoro o no) gli apparati, farà magazzino di tali prodotti e li venderà ad altri (non al dettaglio). Inizialmente non ci sarà un grande volume d'affari.

Uno dei soci, a turno ogno TOT anni, farà l'Amministratore Unico senza compenso.

Da quello che ho capito, tale impresa è definita piccola industria, cioé non è né artigianato né commerciale. Quindi nessuno dei soci, pur lavorando in modo prevalente nell'azienda, è tenuto ad iscriversi all'INPS (gestione separata o altro). Anche l'Amministratore Unico non sarà costretto ad iscriversi alla Gestione Separata, perché non prende compenso per questo lavoro. E' corretto tutto ciò?
L'unico modo per portare i soldi a casa, è quello di distribuire gli eventuali utili a fine anno. Se non ci sono utili o comunque non vengono redistribuiti, i soci avranno reddito ZERO da lavoro autonomo da quell'azienda.

E' giusto tutto ciò? Si può fare una cosa del genere oppure qualcuno (INPS, Ispettorato del Lavoro, Agenzia delle Entrate o chissà chi) potrebbe bussare alla porta ed invocare una qualche irregolarità?
Ho dei dubbi sul fatto che i soci, senza un contratto subordinato o di consulenza o a progetto o coordinato, possano in effetti lavorare nell'azienda (con tanto di camice e saldatore in mano). In altre parole, esiste la possibilità di essere soci di capitale e di lavoro per una SRL? E' necessario specificarlo nello statuto?

Domanda da un milione di dollari. Siccome parto con un tesoretto INPS di 14 anni di contributi versati dall'azienda in cui lavoravo come dipendente, forse è il caso di continuare ad alimentarlo. Penso a due alternative, ma non saprei scegliere la migliore.

La prima è quella di configurare l'azienda come descritto sopra, sperando che sia legale, e fare dei contributi volontari ogni anno all'INPS. Sembra si possa fare. Quindi per portare 1000€ netti al mese a casa e pagare 200€ di contributi al mese (cifre d'esempio), dovrei tirare fuori dall'azienda alla fine dell'anno come utili 12000+2400=14400€ + le tasse sugli utili (che non so a quanto possano corrispondere). Naturalmente in questo caso, per lo stato, l'impresa sarebbe fiorente considerando che, avendo utili, risulterà sicuramente in attivo.

La seconda è quella di farmi assumere come dipendente dall'azienda. Ma per avere i soliti 1000€/mese netti e versare 200€ di contributi, quanto dovrà pagare in effetti l'azienda? Naturalmente in questo caso gli utili a fine anno potrebbero essere ZERO, tanto ho lo stipendio. E' uno scenario migliore del primo, considerando che il dipendente gode anche di tutta una serie di agevolazioni (INAIL, infortuni sul lavoro, ecc.) e che l'azienda alla fine risulterà in pari senza utili? Oppure no, considerando che l'azienda (sempre mia) dovrà sobbarcarsi di una serie di doveri/spese/obblighi per il fatto di avere dipendenti?

Aiutatemi, please.