I dubbi in merito alle concrete misure preventive del contagio proprio nel contesto lavorativo hanno indotto il Ministero della Salute, con la circolare n. 3190 dello scorso 3 febbraio, a fornire chiarimenti sui comportamenti prescritti agli operatori che, per ragioni lavorative, vengono a contatto con il pubblico; indicazioni che, come chiarito al termine della circolare, i datori di lavoro hanno l’onere di comunicare all’intero personale dipendente.
Il provvedimento citato, anzitutto, riconduce l’emergenza coronavirus all’obbligo, gravante sul datore di lavoro insieme al medico competente ai sensi del D. Lgs. 81/2008 (Titolo X, Capo II), di tutelare i dipendenti dal c.d. “rischio biologico, in funzione della entità del pericolo corrente.
Si rileva che tale circolare sia da ritenersi superata dalla situazione attuale presente in Italia. Siamo in attesa dell'aggiornamento delle prescrizioni da parte dell'Autorità competente.
Sul datore di lavoro operano poi gli specifici obblighi quale gestore responsabile della prevenzione e della protezione del "rischio biologico” nei riguardi dei propri dipendenti.
Si evidenziano le misure intuitivamente necessarie (anche in ottica strumentale all’attuazione delle prescrizioni ministeriali da parte dei singoli) ad assicurare la salubrità degli ambienti: tra queste, l’installazione di erogatori di gel antibatterici, l’accurata pulizia degli spazi e delle superfici con appositi prodotti igienizzanti, la dotazione di guanti o mascherine protettive e simili accorgimenti.
Occorre interrogarsi su come stiamo provvedendo in qualità di datori di lavoro e nei confronti dei nostri clienti in ordine all'attuazione di misure di prevenzione a cura degli stessi, anche mediante apposite circolari esplicative....