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Discussione: Bonifici incassati

  1. #1
    linostanzione è offline Senior Member
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    Predefinito Bonifici incassati

    Salve
    E' possibile che un'impresa edile incassi dei bonifici per 100000,00 euro senza l'emissione di fatture?
    Alla domanda fatta all'impresa a che titolo si riferissero quegli accrediti, la risposta ottenuta è stata che sono degli acconti ricevuti a titolo di deposito cauzionale per l'acquisto, da parte di un cliente, di 1 appartamento non appena questo sarà ultimato. Per questa operazione esisterebbe tra le parti una scrittura privata.
    L'impresa costruttrice emetterà fattura dell'intero costo alla stipula del rogito notarile.
    Che mi dite di questa operazione? A me puzzerebbe non poco.
    Vi sembra regolare? Questo modo di procedere le è stato consigliato addirittura dal notaio presso cui vengono stipulati gli atti di compravendita-
    Attendo vostre considerazioni in merito.
    saluti
    linostanzione

  2. #2
    Patty76 è offline Senior Member
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da linostanzione Visualizza Messaggio
    Salve
    E' possibile che un'impresa edile incassi dei bonifici per 100000,00 euro senza l'emissione di fatture?
    Alla domanda fatta all'impresa a che titolo si riferissero quegli accrediti, la risposta ottenuta è stata che sono degli acconti ricevuti a titolo di deposito cauzionale per l'acquisto, da parte di un cliente, di 1 appartamento non appena questo sarà ultimato. Per questa operazione esisterebbe tra le parti una scrittura privata.
    L'impresa costruttrice emetterà fattura dell'intero costo alla stipula del rogito notarile.
    Che mi dite di questa operazione? A me puzzerebbe non poco.
    Vi sembra regolare? Questo modo di procedere le è stato consigliato addirittura dal notaio presso cui vengono stipulati gli atti di compravendita-
    Attendo vostre considerazioni in merito.
    saluti
    linostanzione
    Il comportamento dell'impresa è corretto. Per l'esattezza gli importi ricevuti sono da imputare a "caparra confirmatoria" che in quanto somma percepita per tutelarsi da eventuali danni non va considerata acconto sul prezzo, e quindi non va assoggettata ad iva.

    La caparra confirmatoria viene disciplinata all'articolo 1385 del codice civile.
    Essa costituisce una somma di denaro (o più raramente una quantità di cose fungibili) che viene versata al momento della conclusione del contratto e che, in caso di adempimento, viene restituita o imputata alla prestazione dovuta.
    In caso di inadempimento, invece, se inadempiente è la parte che ha dato la caparra (tradens), l'altra parte può recedere dal contratto, trattenendo la somma ricevuta; al contrario, se inadempiente è la parte che l'ha ricevuta (accipiens), l'altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. E' fatta salva la possibilità di richiedere l'adempimento o la risoluzione, nonché il risarcimento secondo le comuni regole, cioè dimostrando l'ammontare del danno pattuito.

    Parte della dottrina attribuisce alla caparra funzione risarcitoria, ossia di liquidazione preventiva del danno da inadempimento; altra parte le conferisce una funzione sanzionatoria, in quanto permette all'accipiens di appropriarsi definitivamente della somma e delle cose consegnate, in conto di sanzione per l'inadempimento del tradens.
    Resta il fatto che non costituisce il corrispettivo di alcuna cessione di beni o prestazione di servizi. Occorre sottolineare che, solo in caso di adempimento del tradens, la caparra, essendo imputata alla prestazione dovuta, diviene parte del corrispettivo pattuito.
    Fino a quel momento non si può parlare di acconti. Occorre, infatti, distinguere la caparra dagli acconti, i quali (in quanto anticipazioni sul prezzo) devono essere fatturati con applicazione dell'Iva sin dal momento del loro ricevimento, dovendosi considerare realizzato il momento impositivo all'atto del pagamento, in deroga ai principi di carattere generale (articolo 6, comma 4, del Dpr 633/72).

    Tanto premesso, risulta comprensibile la posizione presa dall'Amministrazione finanziaria italiana ed espressa nella risoluzione n. 501824 dell'1/6/1974, in cui ha sostenuto che la caparra confirmatoria non va di per se stessa assoggettata a Iva, in quanto ha la funzione di risarcire l'eventuale danno che la parte non inadempiente potrebbe subire dall'inadempimento dell'altra. Nella medesima risoluzione, è stato inoltre precisato che, in caso di regolare adempimento, la caparra, essendo imputata al corrispettivo pattuito, concorrerà alla formazione della base imponibile.

    Tale posizione è stata ribadita anche con la risoluzione n. 411673 del 19/5/1977, in cui viene specificato che la caparra confirmatoria è versata non a titolo di parziale pagamento del prezzo, ma in funzione dell'eventuale risarcimento del danno; analogo orientamento è, ancora, leggibile nella risoluzione n. 251127 del 3/1/1985.

    La linea interpretativa espressa dall'Amministrazione finanziaria trova conferma anche in campo giurisprudenziale, laddove, in più occasioni, si è avuto modo di precisare come le somme versate a titolo di caparra confirmatoria e non considerate dalle parti anticipazioni del prezzo, bensì garanzia dell'esatto adempimento, non possono formare oggetto di fatturazione, in quanto non rientranti nella previsione dell'articolo 6 del Dpr 633/72 (decisione numero 6430 del 14/12/1998 della Commissione tributaria centrale).
    L'orientamento dell'Amministrazione finanziaria e della giurisprudenza tributaria è quello, quindi, di non assoggettare a Iva la caparra. Solo nel momento in cui si verifica l'adempimento e viene meno l'eventualità del danno da inadempimento, la caparra perde la sua funzione originaria divenendo parte del corrispettivo, sul quale viene applicata l'imposta.
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  3. #3
    linostanzione è offline Senior Member
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    Predefinito

    [QUOTE=.
    In caso di inadempimento, invece, se inadempiente è la parte che ha dato la caparra (tradens), l'altra parte può recedere dal contratto, trattenendo la somma ricevuta; al contrario, se inadempiente è la parte che l'ha ricevuta (accipiens), l'altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. E' fatta salva la possibilità di richiedere l'adempimento o la risoluzione, nonché il risarcimento secondo le comuni regole, cioè dimostrando l'ammontare del danno pattuito.

    yh]
    In caso di rescissione del contratto le parti possono rinunciare ai loro diritti?
    Cioè se l'inadempiente è il tradens l'accipiens può rinunciar, se vuole, ai suoi
    diritti?
    grazie
    linostanzione

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