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Discussione: Accertamento da Studi di settore.. reiterati scostamenti

  1. #1
    robil è offline Senior Member
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    Predefinito Accertamento da Studi di settore.. reiterati scostamenti

    E' noto che dal 2009 per diverse pronunce della Cassazione l'accertamento basato sugli studi di settore non è legittimo se viene motivato unicamente sugli scostamenti tra ricavi presunti e ricavi dichiarati. Ora, l'agenzia delle entrate ritiene che la motivazione e la prova della evasione ci sia se il contribunete è non congruo per piu di un periodo d'imposta.

    In altri termini gli ulteriori elementi (rispetto alla sola non congruità) secondo l'agenzia delle entrate possono essere rappresentati dalla REITERAZIONE NEL TEMPO della non cogruità (che darebbe luogo a una presunzione non più solo semplice ma grave, precisa e concordante).

    Ora sono alle prese con la difesa di un accertamento simile dove le uniche prove che gli scostamenti siano reali a parere dell'AdE sono date dal fatto che gli scostamenti si sono verificati per più di un anno.

    Ma seppur reiterati si tratta pur sempre di soli scostamenti. L'agenzia a mio parere deve provare con ulteriori argomenti come ad esempio le dimensioni dellll'attività, il mercato in cui si opera, eventuali spese sostenute, presenza di lavoro dipendente etc.

    --------

    Vi risultano pronunce giurisprudenziali su casi simili che riguardamo appunto la motivazione di un accertamento basato solo sulla reiterazione temporale?
    Ultima modifica di robil; 22-05-11 alle 11:20 AM

    Roberto Loddo

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  2. #2
    La matta è offline Senior Member
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    Tiro il sasso, e nascondo la mano, aspettando pronunce più "pesanti" della mia: il redditometro, lo passerebbe?
    Sayonara aoki hibi yo!
    Sarò pure un Senior Member, ma seppur con tanti anni di anzianità, sono solo un'impiegata: quello che dico è da prendersi con le molle e ben più di un grano di sale. Sempre!

  3. #3
    robil è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da La matta Visualizza Messaggio
    Tiro il sasso, e nascondo la mano, aspettando pronunce più "pesanti" della mia: il redditometro, lo passerebbe?
    Assolutamente si. Non ci sono problemi di redditometro nel caso concreto. Un giovanissimo cominciò un attività in un piccolo paese isolato, la tenne in vita alcuni anni ma non ha "decollato", ha conseguito quindi in ogni esercizio "piccole perdite" (2000, 3000, euro). Ha sempre vissuto in famiglia ed ha finanziato l'acquito e gli anni di apertura mediante prestiti personali che sta ancora restituendo lavorando come dipendente (3 anni dopo la chiusura).

    Nessun acquisto, nessun investimento.

    Oltrettutto salvo modifiche di rotta della giurisprudenza dell'ultimo minuto.. ricordo che comunque sia gli ulteriori elementi a prova dell'accertamento con studi di settore deveno risultare dalla realtà economica dell'impresa... Intendo dire, l'acquisto di un auto che non entra nell'impresa non è un elemento di prova che l'agenzia può avanzare. Insomma l'agenzia deve scegliere.. "ti accerto ai sensi del comma 4 e 5 dell'art 38 del dpr 600 (redditometro e spesometro) oppure ti accerto ai sensi dell'Art 39 1 comma lettera d (accertamento induttivo tra cui lo studio di settore). Sappiamo che l'adozione di un accertamento non esclude l'altro ma nel mio caso l'accertamento è specifico da studi di settore pertanto il redditometro non ha rilevanza .

    Roberto Loddo

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  4. #4
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    danilo sciuto è offline Administrator
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    Non mi constano sentenze del genere.

    Ma la tesi dell'AF fa acqua anche da questo punto di vista: non lo sanno che ogni periodo di imposta è autonomo ?
    Non discutere con un idiota; ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza. SANTE PAROLE !

  5. #5
    robil è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da danilo sciuto Visualizza Messaggio
    Non mi constano sentenze del genere.

    Ma la tesi dell'AF fa acqua anche da questo punto di vista: non lo sanno che ogni periodo di imposta è autonomo ?
    Bravo Danilo, è stato il primo pensiero che mi venne in mente alla lettura dell'invito al contradditorio poi mi son dedicato a altro.. (almeno qui non errano rischiando di rendere nullo l'accertamento che deve per forza essere preduto da invito al contradditorio).

    Hai evidenziato un punto di difesa anche secondo me non indifferente.

    Lo aggiungo alle 40 "paginette" di memoria difensiva .

    ----

    Per la cronaca.. approfondendo il caso è un accertamento standard che l'agenzia invia nel senso che è la direzione centrale che ha dettato il procedimento e la motivazione (in seguito all'obbligo di giustificare con uleriori elementi oltre ai soli scostamenti). In sostanza individuano i soggetti in perdita e vanno a verificare scostamento ricavi per 3 o 4 anni, incoerenza degli indici di normalità economica per 3 o 4 anni, non congruità dei risultati economici (antieconomicità della gestione).... e infine indici rilevanti di spesa (es acquisto auto). (quest'ultimo come gia detto è totalmente fuori luogo posto ch edevono guardare alla realtà economica dell'impresa).

    Se osservate con attenzione tuttavia non fanno altro che dire: sei stato non congruo nei ricavi per 3 anni, hai avuto non coerenza negli INE per 3 anni, hai avuto perdite per 3 anni (peccato che non sia un reato e che le perdite "a volte" siano anche deducibili), inoltre hai comprato X negli anni. PEr questi motivi ti accerto. Non ha ben inteso che le sezioni unite della cassazione ("quasi legge" come noto) hanno detto: " cara agenzia non mandare accertamenti basati solo sugli scostamenti perchè te li boccio, devi provare con prove certe inerenti quel caso concreto che i maggiori ricavi siano di fatto stati evasi".

    Roberto Loddo

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  6. #6
    robil è offline Senior Member
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    Per chi fosse interessato invito la lettura della Denuncia n. 7 dell'AIDC (associazione italiana dottori commercialisti) di illegittimità europea dell'accertamenta da studi di settore in particolare ai fini iva. Per essere brevissimi la direttiva IVA europea ci dice che l'iva si applica solo sui corrispettivi effettivi (non su valori normali) pertanto non è possibile far pagare iva in più rispetto ai corrispettivi effettivamente incassati (tra l'altro per chi mastica un po di diritto tributario ci hanno sempre detto che l'iva è un imposta sui consumi che grava sul consumatore finale.... eppure magia magia con gli studi di settore la fanno gravare sull'imprenditore).

    Ricordo che anche in seguito a una denuncia AIDC ci fu l'abrogazione della presunzione legale secondo la quale un compravendita immobiliare se effettuata a un corrispettivo inferiore al valore normale dava luogo ad accertamento con onere della prova a carico del contribuente. (oggi è l'agenzia che deve provare ch eil prezzo è superiore a quello dichiarato). La denuncia AIDC procurò la bocciatura europea della norma italiana.

    Proprio sui sugli stessi principi l'AIDC ripropone una denuncia per gli stessi studi di settore e a mio parere non fa ua piega. Quindi non si esclude che a livello europeo verrà data un ulteriore "colpo di scure" agli studi.

    Roberto Loddo

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  7. #7
    robil è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da danilo sciuto Visualizza Messaggio
    Non mi constano sentenze del genere.

    Ma la tesi dell'AF fa acqua anche da questo punto di vista: non lo sanno che ogni periodo di imposta è autonomo ?
    Dimenticavo... gli accertamenti sono standard quindi ne saranno stati inviati migliaia... sono accertamenti prodotti dal 2010 (in seguito alle sentenze della cassazione 2009) pertanto visti i tempi delle commissioni tributarie è prevedibile che le sentenze su questo punto comincieranno ad arrivare a fine 2011 o dal 2012.

    Roberto Loddo

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  8. #8
    studiovera è offline Senior Member
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    Io penso che il susserguirsi nel tempo di disallineamento dei risultati congrui degli studi di settore, dimostri solo una naturale impossibilità di far calzare quegli studi a quel contribuente che però potrebbe dimostrare di non essere rappresentato in nessuno di quei clusters per la tipicità della sua attività, o per altre caratteristiche che la differenziano dal generale. Mi rendo conto che molti professionisti sono restii ad entrare nel merito studi di settore, sarebbe come accettarli, ma mi sembra una strada più sicura.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da studiovera Visualizza Messaggio
    Io penso che il susserguirsi nel tempo di disallineamento dei risultati congrui degli studi di settore, dimostri solo una naturale impossibilità di far calzare quegli studi a quel contribuente che però potrebbe dimostrare di non essere rappresentato in nessuno di quei clusters per la tipicità della sua attività, o per altre caratteristiche che la differenziano dal generale. Mi rendo conto che molti professionisti sono restii ad entrare nel merito studi di settore, sarebbe come accettarli, ma mi sembra una strada più sicura.
    Bravo/a anche a studiovera ...

    Allora.. tocchi proprio un aspetto riconosciuto da prassi e giurisprudenza ossia il fatto che il contribuente può dimostrare che lo studio in questione non sia la "veste corretta" per l'attività esercitata. Ma nei casi ti attività tipiche (es. bar classico, panettiere, meccanico) sostenere che i rispettivi studi non siano corretti è praticamente impossibile.

    C'è un altro aspetto tuttavia, su cui ho puntato molto nella difesa, ed è il fatto che le imprese in perdita sono state escluse dai cluster di riferimento. (invito la lettura della relazione tematica della Cassazione del 2009). Ossia nella formazione degli studi le imprese anomale (es le imprese in perdita) non sono state considerate. Nella formazione dei campioni statistici hanno in sostanta esaminato solo imprese "normali" (nessuna a-nomarle).

    Ma allora mi può spiegare l'agenzia delle entrate come fa quello studio a essere rappresentativo di un impresa in perdita se nel campione di riferimento hanno considerato solo imprese in bonis?? E' una contraddizione in termini.

    L'agenzia nei suoi accertamenti (standardizzati..vi capiterà di vederne) in sostanza dice.. "il fatto che gli scostamenti si sono verificati per diversi anni (e quindi non si è rientrati nella congruità) è la dimostrazione che l'impresa ha evaso perchè al limite eventi eccezionali possono verificarsi un anno ma l'anno successivo devi tornare congruo".

    La verità invece sta propri in ciò che sostieni anche tu studiovera ossia il fatto che non si sia congruo costantemente nel tempo è la prova che lo studio non è adatto a quella specifica realtà imprenditoriale e per tempo e per luogo di esercizio oltre alle condizioni in cui si è operato.

    In altri termini l'agenzia dice se un anno non sei congruo vuol dire che è successo qualcosa di strano e quindi passa. Se non sei congruo mai è la prova che evadi. Forse può essere vero ma a mio parere è anche vero che se non sono mai congruo questa non è una prova di evasione a prescindere ma è con ogni probablilità la prova che lo studio non si adatta alle condizioni di esercizio dell'attività.

    Buone riflessioni

    Roberto Loddo

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