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Discussione: S.R.L.S. e finanziatori comunitari

  1. #1
    yota1986 è offline Junior Member
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    Predefinito S.R.L.S. e finanziatori comunitari

    Buongiorno,

    sono socio e amministratore unico di una S.R.L. semplificata focalizzata nel settore dell'informatica.

    Siamo partiti come una piccola società, con pochi dipendenti, e fino ad oggi (da circa tre anni) tutto è andato bene. Adesso sembra che le cose stiano volgendo al meglio e si sta paventando l'ipotesi che finanziatori stranieri (principalmente europei) vogliano investire nella mia società.

    Ovviamente si parlerebbe di investimenti in cambio di quote della società. Credo almeno.

    Premetto che già tre anni fa avrei potuto fondare la società all'estero, ma ho voluto provare ad investire in Italia e credere nella mia nazione (nonostante abbia lavorato per anni in Inghilterra e Stati Uniti).

    Premesso tutto ciò, quale è il modo migliore e più indolore possibile per permettere ad eventuali investor comunitari (ma non italiani, quindi non in possesso di codice fiscale italiano) di ricevere delle quote della mia società senza farli spaventare dalla nostra burocrazia e scappare a gambe levate?

    Ovviamente parlerò anche col mio commercialista di persona, ma nel frattempo se poteste darmi qualche consiglio su come mi potrei muovere (e rimanere sempre nella legalità) ve ne sarei grato.

    Grazie mille anticipatamente

  2. #2
    paolab è offline Senior Member
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    secondo me non ci sono grossi problemi.
    Qualche noia burocratica all'inizio ma poi nessun problema, non spaventarti...
    Se vogliono essere soci il sacrificio di aprire un codice fiscale in Italia non è poi così tortuoso.... si va all'agenzia entrate e lo si fa... usciti da lì si va dal notaio e si procede per le quote societarie. fine... Una mattinata se ne va ma è tutto qui,,,
    :-)

  3. #3
    yota1986 è offline Junior Member
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    Grazie mille per la risposta!

    Una domanda: cosa comporta per loro aprire il codice fiscale in Italia? Devono fare dichiarazione dei redditi in italia? In fase di distribuzione degli utili devono fare qualcosa? Hanno bisogno di un commercialista italiano? (Non sono residenti in Italia)

    Se questi signori non parlano italiano e volessero capire cosa stanno firmando dal notaio, come si dovrebbe procedere affinché quello che firmano possa essere anche tradotto in lingua inglese ìn maniera ufficiale?

  4. #4
    paolab è offline Senior Member
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    aprire il codice fiscale non comporta nulla di particolare.
    solo se e quando ci sarà distribuzione di utile dovranno fare qualcosa in merito alla dichiarazione dei redditi, dipende anche quale quota percentuale avranno nella società (e di conseguenza il commercialista italiano potrebbe essere quello stesso della società).
    In merito al capire l'atto: se gli basta può essere sufficiente un traduttore che gli traduce l'atto prima di firmarlo, oppure lo si fa tradurre in forma scritta (e giurata???) da un traduttore e sei a posto

  5. #5
    yota1986 è offline Junior Member
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    Grazie mille di nuovo per la tua immensa disponibilità e cortesia!

    Ultima domanda: parlando con il mio commercialista, mi ha consigliato di tenere in considerazione anche un'eventuale possibilità di contratto di finanziamento da parte di non soci, che sarebbe molto più semplice e lineare (e soprattutto comodo per eventuali finanziatori che non dovrebbero fare numerosi passaggi con la burocrazia italiana).

    Si potrebbe, ad esempio, strutturare un contratto di finanziamento che prevederebbe (ad esempio) in fase di distribuzione degli utili il riconoscimento di un tot %. Facendo così il finanziatore si prenderebbe comunque la percentuale che si prenderebbe come socio, ma rimanendo fuori dai problemi burocratici e la società rimarrebbe comunque di mia proprietà.

    Voi come la vedete una cosa del genere?

  6. #6
    paolab è offline Senior Member
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    Certo, si può fare.... Cambia completamente la figura della persona che si "avvicina" alla società.... Essere soci è una cosa, con diritti e doveri, essere finanziatori "esterni" da' diritti e doveri diversi.... Io credo che lo opto, in queste situazioni, è quello di entrare nella compagine sociale....

  7. #7
    yota1986 è offline Junior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da paolab Visualizza Messaggio
    aprire il codice fiscale non comporta nulla di particolare.
    solo se e quando ci sarà distribuzione di utile dovranno fare qualcosa in merito alla dichiarazione dei redditi, dipende anche quale quota percentuale avranno nella società (e di conseguenza il commercialista italiano potrebbe essere quello stesso della società).
    Un'ultima domanda, scusami

    La parte in grassetto: mettiamo che questa persona abbia ottenuto il codice fiscale italiano, ma ha residenza in Spagna. Avrà delle quote societarie del 20% come socio finanziatore ma non lavoratore.

    In fase di distribuzione degli utili, quindi una volta pagate tutte le tasse societarie da pagare (IRES etc...etc...) lui avrà il suo 20%.

    Quel 20% in teoria non deve essere tassato in Italia, lui non deve fare nulla qui. O sbaglio? Sarà soggetto alla tassazione di quel 20% in fase di dichiarazione dei redditi in Spagna e finisce lì, no?

  8. #8
    paolab è offline Senior Member
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    come avevo scritto "dipende dalla quota che avranno...": se hanno il 20% sui dividendi la società fa la ritenuta a titolo d'imposta e quindi in Italia il socio non deve fare nulla. In Spagna dovrà dichiarare i dividendi percepiti detraendo (in Spagna) quanto già pagato in Italia (la ritenuta)

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