Secondo me non è possibile non attribuire utile ad un socio (vedi patto leonino)
Salve a tutti,
l’atto costitutivo di una Snc stabilisce i criteri di ripartizione degli utili dei 2 soci, nel modo seguente:
1. Un socio (A) ha diritto ad un importo minimo stabilito di utile ogni anno (es. 10.000);
2. La parte residua di utile verrà ripartita tra i due soci (A e B) al 50%.
Dunque, per esempio, nel caso in cui l’utile di esercizio sia pari a 20.000, il socio A avrà diritto a 15.000, mentre il socio B avrà diritto a 5000.
Lo statuto nulla dice in merito alla possibilità che l’utile di esercizio sia inferiore all’importo minimo attribuito al socio A (es. utile 5000). Secondo l’intenzione dei soci, nel caso in cui l’utile sia inferiore a 10.000, verrebbe interamente attribuito al socio A (100%).
In tal caso, Vi chiedo:
1. E' possibile attribuire interamente l'utile al socio A, oppure il caso prospettato è configurabile come “patto leonino”? (dunque nullo?)
2. Se la risposta è affermativa, e l’utile non raggiunge l’importo minimo di 10.000, è corretto ripartirlo al 50%?
Grazie anticipatamente.
Secondo me non è possibile non attribuire utile ad un socio (vedi patto leonino)
Ma in ogni caso, è possibile attribuire una quota fissa di utile ad un socio, e la parte rimanente ripartirla in base alla quota di partecipazione?
Se la risposta è affermativa, ogni anno sarebbero diverse le relative percentuali di utile da indicare in dichiarazione dei redditi.
Non vorrei che ciò comporterebbe dei problemi con l'Agenzia delle Entrate.
Il criterio di ripartizione degli utili concordato con il contratto di società deve essere rispettoso della norma che impedisce il "patto leonino", un patto societario che escluda "a priori" uno o più soci dal concorso negli utili. Il notaio rogante o autenticante le firme, nulla ha rilevato e quindi questo conferma la correttezza della clausola contrattuale. Se poi la limitatezza degli utili di un anno, può condurre ad escludere un socio dagli utili, perchè l'entità non riesce a soddisfare la quota riservata e la quota che va a riparto, non credo si possa parlare di una situazione di "patto leonino" perchè il risultato economico ottenuto non era preventivabile a priori con la finalità di escludere un socio dalla percezione, ma l'effetto della sua dimensione limitata e dell'applicazione di una clausola contrattuale che è stata così strutturata per il diverso apporto alla vita societaria di ciascuno e che quella quota riservata è una erogazione alternativa ad una possibile assunzione del socio avente diritto a tale quota. L'Agenzia delle Entrate, non può entrare nel merito delle clausole societarie e degli effetti che produce, solo perchè qualcuno non può essere in taluni anni destinatario di utili.
Unusquisque faber fortunae suae
(Traduzione: Ognuno è artefice della propria fortuna) di Appio Claudio