Buongiorno a tutti,
chiedo cortesemente il vostro supporto per ottenere chiarimenti riguardo le ultime modifiche al Codice della Crisi intervenute con il d.lgs. 17 giugno 2022 n. 83 al fine di comprendere esattamente cosa deve fare l'imprenditore non in crisi e quali sono i rischi legali che eventualmente corre.
Nell'art. 3 comma 3 vengono elencati 3 obiettivi che gli adeguati assetti organizzativi devono consentire di raggiungere. Questi obiettivi però non sono ben identificati.

Per quanto riguarda il punto A ( rilevare eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario...), esistono vari indici: Roi, Leva finanziaria, indici di struttura patrimoniale, etc.. Chi ha il potere di definire legalmente quali sono gli indicatori inequivocabilmente adatti?
Riguardo il punto B (verificare la sostenibilità dei debiti...per i dodici mesi successivi e rilevare i segnali di cui al comma 4), i segnali del comma 4 sono facilmente identificabili ma la sostenibilità dei debiti come deve essere misurata? Si fa riferimento allo strumento del budget finanziario rolling oppure a indicatori quali lo Z-score? Anche in questo caso, chi ha il potere di dire quale strumento è inequivocabilmente il più adatto?
Infine il punto C (ricavare le informazioni necessarie a utilizzare la lista di controllo particolareggiata e a effettuare il test pratico...) richiede moltissime informazioni che ha senso raccogliere quando già si è al corrente di una situazione di crisi e si vuole presentare un piano di risanamento. Per esempio, per poter adempiere in ogni momento al punto 2.1 della Check-list le società dovrebbero effettuare la chiusura di bilancio trimestrale.

D'altro canto però, la norma parla di assetti organizzativi che devono consentire di poter eseguire i punti A,B e C e non dice che i punti devono essere effettivamente svolti. Con questa interpretazione e non essendo stati specificati degli ISO o delle best practice, qualunque società potrebbe autodichiarare di essere in grado, volendo, di produrre tutto questo e l'affermazione non sarebbe falsa perchè ci si potrebbe rivolgere a dei consulenti in caso di necessità.

In conclusione, cosa deve fare esattamente l'imprenditore non in crisi per essere inequivocabilmente in linea con la norma?

Un altro punto su cui ho dubbi riguarda i rischi che corre l'imprenditore qualora non adottasse le misure per prevenire la crisi. Io credo che, non essendoci nessuna compliance, nessun archivio da mantenere e quindi nessun possibile controllo, solo in caso di fallimento, l'imprenditore per il quale viene dimostrato che non ha implementato adeguati assetti organizzativi, potrebbe ricadere nella bancarotta semplice (art. 217,comma 1, punti 2 e 4 della legge fallimentare).
E' effettivamente così?