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Discussione: Fattura contribuente minimo contestata da amministrazione comunale

  1. #1
    sparvi è offline Junior Member
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    Predefinito Fattura contribuente minimo contestata da amministrazione comunale

    Sono un libero professionista ed ho ricevuto un incarico dall'amministrazione comunale. Il compenso è stato fissato in € 3000+IVA+CAP. Il regime fiscale a cui ho aderito è quello dei contribuenti minimi.
    Ho presentato la seguente fattura che però mi è stata contestata:

    1 ONORARIO) € 3658,54
    2 CASSA ALBO PROFESSIONALE (2%) + € 73,17
    3 RITENUTA DI ACCONTO (20%) - € 731,71
    4 TOTALE SALDO € 3000,00

    mi è stato detto che l'amministrazione dovrà versare al sottoscritto (a fronte di 3000€+IVA+CAP come da contratto) la somma di € 2400, trattenendo cioè la ritenuta di acconto.

    Chiedo un vostro parere in merito perchè a me sembra strana questa cosa ed anche perchè in questo periodo il commercialista non può aiutarmi mentre la cosa è urgente. Nel caso avessi ragione io vi chiedo anche un riferimento normativo. Grazie

  2. #2
    Robbie58 è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da sparvi Visualizza Messaggio
    Sono un libero professionista ed ho ricevuto un incarico dall'amministrazione comunale. Il compenso è stato fissato in € 3000+IVA+CAP. Il regime fiscale a cui ho aderito è quello dei contribuenti minimi.
    Ho presentato la seguente fattura che però mi è stata contestata:

    1 ONORARIO) € 3658,54
    2 CASSA ALBO PROFESSIONALE (2%) + € 73,17
    3 RITENUTA DI ACCONTO (20%) - € 731,71
    4 TOTALE SALDO € 3000,00

    mi è stato detto che l'amministrazione dovrà versare al sottoscritto (a fronte di 3000€+IVA+CAP come da contratto) la somma di € 2400, trattenendo cioè la ritenuta di acconto.

    Chiedo un vostro parere in merito perchè a me sembra strana questa cosa ed anche perchè in questo periodo il commercialista non può aiutarmi mentre la cosa è urgente. Nel caso avessi ragione io vi chiedo anche un riferimento normativo. Grazie
    Se il contratto riporta quanto tu dici la cifra da incassare era 3.072,00 euro.

    ONORARIO €. 3000,00
    CASSA 2% €. 60,00
    IVA 20% €. 612,00
    RITENUTA 20% €. 600,00
    TOTALE A SALDO €, 3072,00

    Ma dato che tu operi nel regime dei Contribuenti Minimi, tale cosa doveva essere prevista nel contratto, non doveva quindi essere menzionata l' IVA.
    Per come è formulato il contratto, in questo modo il Comune si risparmia 612,00 euro e a te viene a mancare una cifra su cui contavi.
    In ogni caso il saldo non può essere inferiore a 2.460,00 euro e cioè :

    ONORARIO €. 3.000,00
    CASSA 2% €. 60,00
    RITENUTA 20% €. 600,00
    TOTALE A SALDO €. 2.460,00

    altrimenti non ti viene riconosciuto neanche l' importo della Cassa di Previdenza.

    Ciao.

  3. #3
    sparvi è offline Junior Member
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    Grazie dell'aiuto. Ora è tutto più chiaro. Ne faccio tesoro per la prossima volta, se capita.

  4. #4
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    Io non mi arrenderei così facilmente. Se è vero che l'IVA per il Comune rappresenta un costo, non vedo perchè questo costo per IVA non possa essere trasformato in un maggior costo per l'onorario. In altri termini, non vedo perchè debba prevalere l'opportunità di risparmio del Comune, che pagando nel modo prospettato non avrebbe nessuna maggiore uscita rispetto a quanto preventivato, rispetto a quella di realizzare maggior compenso da parte del professionista. L'emissione della fattura potrebbe avvenire anche a distanza di tempo dalla data della delibera di incarico, sicchè, nel mentre, il professionista potrebbe essere transitato nel regime dei minimi. Si dirà che l'IVA è un'entrata dello Stato, di cui non può appropriarsi il professionsita; ma è pur vero che il professionista in oggetto è rimasto inciso dall' IVA addebitatagli dai fornitori.

  5. #5
    Patty76 è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da mariognapolitano@inwind.it Visualizza Messaggio
    Io non mi arrenderei così facilmente. Se è vero che l'IVA per il Comune rappresenta un costo, non vedo perchè questo costo per IVA non possa essere trasformato in un maggior costo per l'onorario. In altri termini, non vedo perchè debba prevalere l'opportunità di risparmio del Comune, che pagando nel modo prospettato non avrebbe nessuna maggiore uscita rispetto a quanto preventivato, rispetto a quella di realizzare maggior compenso da parte del professionista. L'emissione della fattura potrebbe avvenire anche a distanza di tempo dalla data della delibera di incarico, sicchè, nel mentre, il professionista potrebbe essere transitato nel regime dei minimi. Si dirà che l'IVA è un'entrata dello Stato, di cui non può appropriarsi il professionsita; ma è pur vero che il professionista in oggetto è rimasto inciso dall' IVA addebitatagli dai fornitori.
    Non sono d'accordo! E' vero che così facendo il Comune non avrebbe nessuna maggiore uscita rispetto a quanto aveva preventivato...però il problema sta nel fatto che il professionista che aderisce ai minimi "guadagnerebbe" di più di un professionista nel regime ordinario...in quanto fa diventare compenso l'importo che sarebbe stato dell'iva.

    Torniamo al discorso iniziale del regime dei minimi...e della tazzina di caffè che costerebbe all'utente finale 1.20 invece di 1.00...(gli utenti più "anziani" ricorderanno a cosa faccio riferimento!).

    Concordo invece con la soluzione prospettata da Robbie58 e ti consiglio, per il futuro, di menzionare sempre il regime iva a cui aderisci, in modo tale da stipulare il contratto nel migliore dei modi.
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  6. #6
    sparvi è offline Junior Member
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    Nella convenzione di incarico viene riportata la seguente dicitura: il compenso per l'espletamento dell'incarico oggetto della presente convenzione viene fissato in € 3000 oltre IVA e CAP......... Quindi compenso = onorario. Io credevo, invece, che il compenso fosse uguale al saldo finale degli onorari( cioè € 3000 che avrei dovuto materialmente ricevere) dal quale sia stata già trattenuta la ritenuta di acconto.

  7. #7
    Patty76 è offline Senior Member
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    No, nei contratti di solito viene stabilito il lordo. Quindi sui 3000 euro pattuiti, va poi calcolata l'iva, la cassa e detratta la ritenuta d'acconto.

    Nel tuo caso, essendo un minimo, l'unica voce che resta fuori è l'iva. Quindi 3000 + cassa - ritenuta, come già schematizzato da robbie nel precedente post.
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  8. #8
    ergo3 è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Patty76 Visualizza Messaggio

    Torniamo al discorso iniziale del regime dei minimi...e della tazzina di caffè che costerebbe all'utente finale 1.20 invece di 1.00...(gli utenti più "anziani" ricorderanno a cosa faccio riferimento!).
    Che poi, tale discorso è relativo in quanto il contribuente, nell'acquisto delle materie prime ecc. non detrae l'iva, per cui il suo guadagno in più rispetto ai concorrenti non sarebbe pari all'iva non applicata sulla vendita (0,20) bensì all'IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (20% del valore aggiunto) e quindi molto meno.

  9. #9
    Patty76 è offline Senior Member
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    Si...giusto.Ma comunque l'iva non detratta diventa costo, quindi minor base imponibile ai fini irpef (e irap).

    Insomma....un gran caos....
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