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Discussione: Redditi anno 2008 adsense google

  1. #21
    dott.mamo è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da Contabile Visualizza Messaggio
    Le opinioni di tutti vanno rispettate. Trovo interessante questo articolo.

    GOOGLE ADSENSE
    Parere rispettabile ma secondo me non condivisibile.

  2. #22
    Aggiornamenti è offline Member
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    Si segnala. Non appena si avranno i riferimenti della risoluzione saranno postati.

    Con l'interpello specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 55 del
    DPR n. 917 del 1986 , è stato esposto il seguente

    QUESITO

    L'istante sta realizzando e gestendo come webmaster un sito web in cui intende
    inserire i cosiddetti "Adsense Google". A tale scopo, fa presente che:
    "Adsense è un programma di affiliazione di Google (società con sede in Irlanda) che si
    svolge in questo modo: il titolare o gestore del sito (webmaster) mette a disposizione
    della società Google alcuni spazi del proprio sito web. Google in questi spazi può
    inserire banner pubblicitari che sono, quindi, visibili a tutti i visitatori del sito. Il
    numero e il contenuto dei banner è stabilito unicamente da Google ed anche i rapporti
    con gli inserzionisti sono intrattenuti esclusivamente da Google. In cambio della messa
    a disposizione dello spazio sul sito web, Google si impegna a pagare al webmaster una
    cifra (stabilita unilateralmente da Google e che è, in media, di alcuni centesimi di
    euro) per ogni click che i visitatori del sito effettuano sui banner. (...) Google, a sua
    discrezione, può anche non utilizzare gli spazi messi a disposizione oppure utilizzarli
    solo per banner che non comportino guadagni al webmaster".
    Tanto premesso, l'interpellante chiede come debbano essere tassati, ai fini IRPEF, i
    proventi della propria attività.

    SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

    Il contribuente, che sostiene di limitarsi a "permettere alla società Google di
    utilizzare, a suo esclusivo piacimento, alcuni spazi del sito web che gestisce (...)",
    ritiene che la propria attività consista nell'assunzione di un obbligo di "fare, non fare o
    permettere", e che, quindi, gli eventuali proventi rientrino tra i redditi diversi di cui
    agli articoli 67 e seguenti del DPR 917/86.

    PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

    In merito a quanto richiesto, si ritiene che, per poter rispondere adeguatamente al
    quesito, sia necessario "in primis" considerare la nozione di imprenditore dal punto di
    vista fiscale. A tal proposito, si evidenzia che, ai sensi dell'art. 55, comma 1, del TUIR
    (DPR 917/86), sono considerati redditi d'impresa quelli che derivano dall'esercizio per
    professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell'art. 2195 del
    codice civile; il comma 2, lettera a), della norma tributaria in commento definisce
    altresì redditi d'impresa "i redditi derivanti dall'esercizio di attività organizzate in
    forma d'impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell'art. 2195 c.c.".
    Tale disposizione richiama alla memoria l'art. 2082 del codice civile, secondo il quale
    "è imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al
    fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi". Dal contesto normativo in
    esame si arguisce che, anche laddove non sia richiesto specificatamente l'elemento
    dell'organizzazione in forma d'impresa (cfr. art. 55, comma 1, TUIR ), da intendersi
    come impiego coordinato dei fattori produttivi (capitale e lavoro propri e/o altrui), è
    necessario, per poter individuare la figura dell'imprenditore, che sussistano i requisiti
    della professionalità e dell'abitualità. Più in generale, tali caratteristiche risultano
    indefettibili per inquadrare una determinata attività tra quelle produttrici di reddito
    d'impresa o di lavoro autonomo: la distinzione tra i due diversi ambiti sarà poi
    determinata a seconda che prevalga il capitale investito piuttosto che il lavoro svolto
    personalmente dal lavoratore. Al riguardo, può essere opportuno osservare quanto
    asserito dall'Agenzia delle Entrate, che, nell'Appendice al Modello Unico 2009
    (Persone Fisiche, fascicolo 2), pur se in relazione all' "Esercizio di arti e professioni",
    esprime un concetto valevole anche per l'attività d'impresa quando afferma: "(...) Il
    requisito della professionalità sussiste quando il soggetto pone in essere una
    molteplicità di atti coordinati e finalizzati verso un identico scopo con regolarità,
    stabilità e sistematicità. L'abitualità si diversifica dalla occasionalità in quanto
    quest'ultima implica attività episodiche, saltuarie e comunque non programmate (...)".
    Ora, nel caso specifico, se è vero che l'istante non ha rapporti diretti con gli
    inserzionisti e, di conseguenza, non stabilisce il costo della pubblicità, è altresì
    innegabile che effettui una prestazione di servizio nel momento in cui "mette a
    disposizione della società Google alcuni spazi del proprio sito web". In tal senso, è
    utile rammentare che già l'art. 11, par. 2, lett. f) del Regolamento CE n. 1777/2005
    (recante disposizioni di applicazione della direttiva 77/388/CEE) individuava, seppure
    ai fini IVA, come servizi di commercio elettronico quelli compresi nell'allegato I al
    Regolamento stesso , fra i quali veniva inclusa [al punto 3, lett. h)], la "fornitura di
    spazio pubblicitario, compresi banner pubblicitari su una pagina o un sito web". Alla
    luce delle considerazioni svolte, occorrerà pertanto fare riferimento non solo al
    numero delle operazioni svolte in un certo lasso di tempo ma anche al valore e alle
    modalità di effettuazione delle operazioni stesse: il tutto allo scopo di valutare
    l'esistenza o meno del carattere dell'abitualità anziché della saltuarietà. Solo in seguito
    a questa analisi, che non compete all'Agenzia delle Entrate in materia di interpello,
    essendo precluso alla stessa ogni genere di accertamento tecnico (cfr. art. 1, comma 1,
    ultimo periodo, DM 209/20011), il contribuente potrà qualificare la natura del proprio
    reddito e, conseguentemente, considerare i proventi quali corrispettivi di un'attività
    d'impresa ovvero alla stregua di redditi diversi di cui all'art. 67 DPR 917/86: in tale
    ultima ipotesi, sarebbe irrilevante, ai fini del trattamento fiscale, la riconducibilità dei
    compensi nell'ambito della lettera i) ["redditi derivanti da attività commerciali non
    esercitate abitualmente"] o l) ["redditi derivanti dall'assunzione di obblighi di fare, non
    fare o permettere"] dell'articolo di legge.

  3. #23
    L'avatar di roby
    roby è offline Senior Member
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    Predefinito google adsense

    fiscalmente/IVA:
    - si tratta di servizi intracomunitari articolo 7ter del dpr 633/1972.
    - Occorre farsi un'autofattura con IVA
    - occorre fare l'instrastat

  4. #24
    La matta è offline Senior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da roby Visualizza Messaggio
    fiscalmente/IVA:
    - si tratta di servizi intracomunitari articolo 7ter del dpr 633/1972.
    - Occorre farsi un'autofattura con IVA
    - occorre fare l'instrastat
    E se si è nel regime dei minimi... pagarla pure!
    Sayonara aoki hibi yo!
    Sarò pure un Senior Member, ma seppur con tanti anni di anzianità, sono solo un'impiegata: quello che dico è da prendersi con le molle e ben più di un grano di sale. Sempre!

  5. #25
    FrancescoPinna è offline Senior Member
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    Che paese...
    era meglio non farlo l'interpello.. anche perchè non ha spiegato un bel niente.
    STUDIO COMMERCIALE POSADINU PINNA
    in collaborazione con
    CAF NAZIONALE DEL LAVORO - SEDE DI SASSARI

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