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Discussione: Azienda sparita - Buste paga mai consegnate - Maternità

  1. #1
    yuppysearch è offline Junior Member
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    Predefinito Azienda sparita - Buste paga mai consegnate - Maternità

    Come da titolo, vado a spiegare meglio la situazione in cui si trova mia moglie.

    Mia moglie ha un contratto a tempo indeterminato settore commercio con un'azienda dal 2008. L'azienda per la quale lavora mia moglie ha iniziato ad avere problemi di fondi nei suoi conti e di mancati pagamenti ai fornitori già da metà del'anno scorso (2010).
    Mia moglie nel frattempo è rimasta incinta ed è entrata in maternità anticipata a fine settembre 2010.
    a partire dal mese di ottobre 2010 la società non ha più onorato i pagamenti degli stipendi ai dipendenti.
    Mia moglie, nonstante non abbia ricevuto i pagamenti dello stipendio in maternità anticipata (80% INPS + 20% dalla società) ha continuato a ricevere i cedolini fino a quello di dicembre 2010 (tredicesima inclusa).
    A Gennaio mia moglie è entrata in maternità obbligatoria, e ha dato luce a metà febbraio 2011 (con circa un mese di anticipo).
    Abbiamo denunciato la società sia all'ispettorato al lavoro, sia alla sede dell'INPS di Milano Missori per i mancati pagamenti, e dopo lunghe peripezie, siamo riusciti a farci pagare dall'INPS direttamente la quota dell'80% degli stipendi a partire dall'inizio della maternità anticipata (ottobre 2010)
    A metà maggio 2011, scaduta la maternità obbligatoria, vista la situazione societaria, mia moglie ha optato per la maternità facoltativa.
    L'INPS sta aspettando la fine della maternità facoltativa (metà novembre 2011) per girare a mia moglie direttamente il pagamento del 30% dello stipendio medio pre-maternità per i 6 mesi in questione.
    Per l'anno 2010 siamo cmq risuciti a ricostruire il CUD 2011 grazie a tutte e buste paga ricevute (non ne mancava nessuna) e onde evitare problemi con i rimborsi IRPEF, mia moglie ed io abbiamo fatto 730 congiunto (anche io sono dipendente settore commercio) e mi sono messo in testa a me tutti i rimborsi, anche i suoi (almeno la mia società va avanti bene...per ora!)
    La società intanto è sparita, l'Amm. Delegato dimissionario, la sede (in affitto) è stata svuotata dopo che il proprietario dello stabile non ha ricevuto mesi e mesi di affitti arretrati.
    Lo studio che seguiva le paghe non viene pagato da metà 2010, quindi non ha più emesso cedolini a partire da Gennaio 2011.
    Ad oggi (settembre 2011) non è stato ancora nominato un curatore fallimentare, e ho la necessità di capire :
    1. come fare per pagare l'anno prossimo il 730 di mia moglie, visto che non sono in possesso di nessuna busta paga per il 2011, nè verosimilmente lei riceverà mai il CUD.
    2. E poi, a metà novembre mia moglie dovrebbe rientrare a lavorare dopo la fine della maternità facoltativa...si, ma dove? non c'e' sede, non c'è amministratore, non c'è società! Il giorno che deve rientrare a lavoro, mia moglie che fa?
    3. In teoria, mia moglie è ancora in attesa di ricevere il 20% degli stipendi da ottobre 2010 a maggio 2011 da parte della società (l'INPS come detto prima ha già provveduto a girare a mia moglie il pagamento diretto dell'80%), poichè senza un'azione legale ovviamente a questo punto non c'è modo di far valere questo diritto, come mi dovrei muovere?

    Volevo capire come vi muovereste voi nella mia situazione....sono pronto a darvi più informazioni nel caso vi fossero dei passaggi non chiari nella mia stesura, fatevi avanti!
    Ultima modifica di yuppysearch; 13-09-11 alle 05:23 PM

  2. #2
    yuppysearch è offline Junior Member
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    Capisco che la situazione sia alquanto ingarbugliata, ma accetto anche pareri spassionati senza che dobbiate allegare tutta la normativa italiana a riguardo!
    Due righe per quesito giusto per capire come la pensa ognuno di voi potrebbero bastare

  3. #3
    Enrico Larocca è offline Senior Member
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    Salve,

    premetto che il miglior consiglio che posso darle è di rivolgersi ad un avvocato specializzato in materia di lavoro per risolvere nel dettaglio le questioni. Il Forum non è lo spazio giusto per l'approfondimento.


    Tanto premesso le rispondo sommariamente: il CUD non è un documento che può autoconfezionarsi. é una certificazione emessa dal datore di lavoro; se il datore di lavoro è sparito, sua moglie a mio giudizio non deve fare nulla perché non ha la certificazione.

    Altrettanto credo non potrà riprendere il lavoro perchè se la sede della società è stata svuotata non vedo dove possa prendere servizio. Per evitare contestazioni potrebbe fare il giorno stesso della ripresa del servizio un telegramma con il quale dichiara che si è recata al lavoro ma la sede era chiusa e non è stata avvisata sull'indirizzo della nuova sede. Anche se il telegramma non fosse recapitato perché nessuno lo riceve resterebbe la data certa della sua richiesta che prova che sua moglie ha cercato di riprendere servizio ma ha trovato per così dire "i cancelli chiusi".

    Per il recupero del 20 % deve avviare l'azione legale che comporta le seguenti valutazioni:

    1) costo dell'assistenza legale dovuto anche in assenza di recuperi
    2) tempi di giustizia (le cause di lavoro hanno una durata non inferiore a 4 - 5 anni
    3) possibilità di recupero, anche agendo nei confronti diretti degli amministratori ex art. 2392 e ss. del codice civile (tempi di giustizia oltre i 10 anni).

    Il quadro non è roseo, ma questa è la giustizia italiana.

    Saluti
    Unusquisque faber fortunae suae
    (Traduzione: Ognuno è artefice della propria fortuna)
    di Appio Claudio

  4. #4
    fris è offline Member
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    Mi permetto una domanda: e gli altri colleghi? o era l'unica impiegata?

    Nel primo caso io avrei contattato gli altri colleghi e avrei cercato un accordo per un'azione comune, magari rivolgendosi tutti insieme ad un avvocato per cercare di ridurre un po' i costi.

    Inoltre, non credo che sia solo il 20% dello stipendio non integrato dalla ditta il problema, ma anche gli stipendi futuri e il tfr che sicuramente non saranno pagati dalla azienda "sparita".

    L'unico consiglio che mi sembra onesto darti è quello del dott. Larocca: rivolgersi ad un avvocato specializzato in materia di lavoro per risolvere nel dettaglio le questioni.
    E lo dico, perché pur essendo passata per una situazione migliore di quella di tua moglie (azienda in liquidazione e poi fallita) il consulente del lavoro ci è stato comunque molto utile per coordinare tutte le azioni nei tempi giusti (richiesta all'inps, varie domande al curatore fallimentare, ... altro che non ricordo) e preparare i calcoli precisi di quanto spettava a ciascuno di noi.
    Lo so che è ingiusto: già uno non riceve i soldi poi devi anche pagare le spese dell'avvocato/consulente ...
    Ma in questo caso il "faidate" non paga! (o almeno è rischioso!)

    Un grosso in bocca al lupo a tutta la famiglia!
    Al mondo vi sono solo 10 tipi di persone. Quelle che capiscono il sistema binario e quelle che invece non lo comprendono.

  5. #5
    yuppysearch è offline Junior Member
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    Citazione Originariamente Scritto da fris Visualizza Messaggio
    Mi permetto una domanda: e gli altri colleghi? o era l'unica impiegata?

    Nel primo caso io avrei contattato gli altri colleghi e avrei cercato un accordo per un'azione comune, magari rivolgendosi tutti insieme ad un avvocato per cercare di ridurre un po' i costi.

    Inoltre, non credo che sia solo il 20% dello stipendio non integrato dalla ditta il problema, ma anche gli stipendi futuri e il tfr che sicuramente non saranno pagati dalla azienda "sparita".

    L'unico consiglio che mi sembra onesto darti è quello del dott. Larocca: rivolgersi ad un avvocato specializzato in materia di lavoro per risolvere nel dettaglio le questioni.
    E lo dico, perché pur essendo passata per una situazione migliore di quella di tua moglie (azienda in liquidazione e poi fallita) il consulente del lavoro ci è stato comunque molto utile per coordinare tutte le azioni nei tempi giusti (richiesta all'inps, varie domande al curatore fallimentare, ... altro che non ricordo) e preparare i calcoli precisi di quanto spettava a ciascuno di noi.
    Lo so che è ingiusto: già uno non riceve i soldi poi devi anche pagare le spese dell'avvocato/consulente ...
    Ma in questo caso il "faidate" non paga! (o almeno è rischioso!)

    Un grosso in bocca al lupo a tutta la famiglia!
    Allora, intanto premettetemi di ringraziarvi per le Vs. risposte precedenti, riesco a vedere una strada da seguire grazie alle Vs. indicazioni.
    Entrando nel merito delle tue domandde (ti dò del tu):

    1) Ad oggi mia moglie è l'unica dipendente rimasta della società, in quanto gli altri si sono dimessi quando si iniziava a capire che la situazione finanziaria della società non era, per dirla eufemisticamente, più così "Rosea".
    Mia moglie, rimasta incinta nel frattempo, ha preferito, anche su mio consiglio, stringere i denti e rimanere nella società per beneficiare ed essere protetta della normativa vigente sulla maternità. Consideria inoltre che mia moglie è forse una delle pochissime che ha ancora un contratto a tempo indeterminato.
    I rapporti con l'EX Amm. Delegato (subentrato al precedente quando ormai la società navigava in acque orribili) sono sempre stati cordiali e lui stesso si è prodigato affinchè a mia moglie fosse pagato lo stipendio fino a che c'erano liquidà in attivo sui conti della società (ora in grave stato di rosso per decine se non centinaia di migliaia di euro), quindi non posso neppure prendermela troppo con lui, vittima anch'egli delle scelte sbagliate dei suoi predecessori, anzi probabilmente gli devo molto se mia moglie è riuscita a farsi pagare tutto fino ad ora dall'INPS.

    2) Per quanto riguarda il 20% passato non pagato e gli stipendi futuri, mia moglie fino a metà novembre è coperta direttamente dall'INPS per il 30% della maternità facoltativa (Congedo Parentale), quindi la mia idea è di procedere come segue:

    a) a metà novembre, mandare telegramma alla società (come consigliato dall'altro utente sopra) dove si comunica che mia moglie ha tentato di riprendere servizio, ma non ha trovato la sede societaria fisicamente presente sul vecchio posto di lavoro.

    b) Aspettare fino a fine Gennaio 2012 a licenziarsi dalla società, in quanto l'INPS "dovrebbe" (correggetemi se sbaglio) coprire gli stipendi non pagati dal momento del rientro di mia moglie fino ad un massimo di tre mensilità. Quindi la mia idea è di fare scrivere a mia moglie delle raccomandate da fine novembre a fine gennaio dove si richiede il pagamento delle mensilità non corrisposte di Novembre 2011 (solo peri giorni per completare il mese dopo il rientro dalla maternità), Dicembre 2011, Tredicesima 2011 e Gennaio 2012.

    c) All'inizio di Febbraio 2012 , spedire Raccomandata alla società con licenziamento per mancato pagamento di 3 mensilità. Considerate inoltre che mia moglie può licenziarsi senza prestare periodo di preavviso in quanto nostra figlia compie un anno il 13 febbraio 2012, e grazie a questo particolare le tocca inoltre l'indennita di preavviso in busta paga (che vedrò di farmi pagare dall'INPS), tale richiesta di licenziamento, come ho trovato scritto su altri siti dovrà essere vidimata dall'Ispettorato del Lavoro:

    Dimissioni entro l'anno del bambino
    "...Unico caso in cui il lavoratore non è tenuto a prestare il periodo di preavviso anzi questo gli viene pagato è appunto quello della lavoratrice madre che presenta la lettera di dimissioni prima del compimento dell’anno del bambino. E’ indispensabile che tale lettera sia convalidata dall’Ispettorato, il quale vigila affinchè siano effettivamente motivazioni personali a spingere la lavoratrice ad allontanarsi definitivamente dal posto di lavoro e non che sia “pressata” all’intern0 dell’ambiente lavorativo.
    Una volta che la lavoratrice è in possesso della convalida, deve consegnare le dimissioni “approvate” dall’Ispettorato al datore di lavoro, il quale provvederà poi a corrispondere il preavviso non prestato..."


    d) Qualora la società ancora fosse formalmente "ATTIVA" al momento del licenziamento (cioè non le fosse ancora stato assegnato lo status di "in liquidazione" o "in fallimento"), contattare l'ufficio vertenze del sindacato per il pagamento del TFR, delle mensilità dal rientro di mia mogli e lavoro (da Novembre 2011 a Gennaio 2012) e per il 20% dello stipendio relativo ai mesi di maternità non pagati.
    Se la società fosse invece a quell'epoca già in fallimento, presentare richiesta di ammissione del credito di mia moglie alla procedura di fallimento della società al curatore fallimentare per vedersi riconosciuto il pagamento del TFR , delle mensilità pregresse, e del 20% mancante (che spero l'INPS paghi in toto con il fondo creato apposta).

    e) Con il licenziamento reso esecutivo, e con i documenti collegati, fare richiesta di sussidio di disoccupazione per mia moglie, poichè per legge la lavoratrice che si dimette entro l’anno del bimbo può anche richiedere l’indennità di disoccupazione ordinaria, che sarà corrisposta dall’Inps


    Come precedentemente richiesto, se alcuni di questi passaggi non sono "legalmente accettabili" o se qualcuno degli utenti del forum avesse dei dubbi in merito, Vi prego di correggere i punti sopra indicati indicando cosa non va bene nella mia esposizione del piano di "battaglia" che sto preparando per Novembre prossimo.

    Cordiali Saluti e grazie dell'aiuto.
    Ultima modifica di yuppysearch; 15-09-11 alle 11:31 AM

  6. #6
    yuppysearch è offline Junior Member
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    Predefinito

    .............up

  7. #7
    yuppysearch è offline Junior Member
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    Predefinito

    ..up...
    nessuno ha niente da aggiungere riguardo la procedura che sto per far partire a metà novembre?

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