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Discussione: decesso del proprietario di quote in corso di rivalutazione

  1. #1
    L'avatar di danilo sciuto
    danilo sciuto è offline Administrator
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    Predefinito decesso del proprietario di quote in corso di rivalutazione

    Buongiorno a tutti, mi è stato sottoposto un caso che mi riservo di approfondire, ma per il quale volevo confrontare le vostre opinioni con la mia, che al momento è solo frutto di un pensiero "su due piedi":

    un soggetto provvede a pagare la prima rata della rivalutazione delle quote della sua srl. Successivamente, viene a mancare.
    La quota, ovviamente, si trasferisce agli eredi, i quali chiedono:
    1) con quale valore di carico avremo la partecipazione ai fini Irpef? Con quella indicata in successione o altra?
    2) nel caso in cui l’avessimo al valore della successione, ovviamente non converrebbe andare a pagare le altre due rate, e le domande conseguenti sarebbero:
    2a) può il fisco richiedere la seconda e terza rata a noi?
    2b) possiamo chiedere a rimborso la prima rata pagata ?

    Le mie risposte, che vorrei confrontare con voi, sono
    1) con quella indicata in successione
    2a) sì.
    2b) sì.

    Grazie
    Non discutere con un idiota; ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza. SANTE PAROLE !

  2. #2
    Isabel77 è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da danilo sciuto Visualizza Messaggio
    Buongiorno a tutti, mi è stato sottoposto un caso che mi riservo di approfondire, ma per il quale volevo confrontare le vostre opinioni con la mia, che al momento è solo frutto di un pensiero "su due piedi":

    un soggetto provvede a pagare la prima rata della rivalutazione delle quote della sua srl. Successivamente, viene a mancare.
    La quota, ovviamente, si trasferisce agli eredi, i quali chiedono:
    1) con quale valore di carico avremo la partecipazione ai fini Irpef? Con quella indicata in successione o altra?
    2) nel caso in cui l’avessimo al valore della successione, ovviamente non converrebbe andare a pagare le altre due rate, e le domande conseguenti sarebbero:
    2a) può il fisco richiedere la seconda e terza rata a noi?
    2b) possiamo chiedere a rimborso la prima rata pagata ?

    Le mie risposte, che vorrei confrontare con voi, sono
    1) con quella indicata in successione
    2a) sì.
    2b) sì.

    Grazie
    una domanda. Il valore delle quote nella successione è quello non rivalutato? se affermativo, perchè non converrebbe pagare le altre due rate? in caso gli eredi vogliano vedere avrebbero una minor plus.

  3. #3
    Isabel77 è offline Member
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    anno di decesso del de cuius?

  4. #4
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    la data del decesso è fondamentale, per darti un parere sensato. Avevo avuto il caso per le precedenti rivalutazioni, devo riguardarmi il tutto, credo ci sia stata anche una circolare dell'Ade sul caso

  5. #5
    L'avatar di roby
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    ciao Danilo, ricordo di aver letto un articolo del Sole-24 ore di questi ultimi giorni... affrontava cose del genere...
    lo sto ricercando ma non lo trovo...

  6. #6
    Isabel77 è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da valeria.nicoletti@libero.it Visualizza Messaggio
    la data del decesso è fondamentale, per darti un parere sensato. Avevo avuto il caso per le precedenti rivalutazioni, devo riguardarmi il tutto, credo ci sia stata anche una circolare dell'Ade sul caso
    infatt.... in seguito alla reintroduzione dell’imposta di successione (3 ottobre 2006), nell’ipotesi di partecipazioni pervenute per successione il valore da assumere come costo fiscalmente riconosciuto (e quindi rivalutabile) è il valore dichiarato o definito agli effetti dell’imposta di successione, anche in caso di non assolvimento dell’imposta per effetto della franchigia, mentre per i trasferimenti non soggetti ad imposta si assume come costo il valore normale dei titoli alla data di apertura della successione.
    L'art. 68, co. 6, secondo periodo infatti così prevede: «(..) Nel caso di acquisto per successione, si assume come costo il valore definito o, in mancanza, quello dichiarato agli effetti dell'imposta di successione, nonché per i titoli esenti da tale imposta, il valore normale alla data di apertura della successione. Nel caso di acquisto per donazione si assume come costo il costo del donante(..)».
    Il riconoscimento del maggior valore fiscale mantiene la propria validità, come specificato dalla R.M n. 158/E del 2008, solo nel caso di successioni aperte dopo il 25 ottobre 2001 e sino al 2 ottobre 2006, periodo nel quale l'imposta di successione era stata soppressa.
    In conclusione se (come presumo) il decesso è avvenuto dopo questa data concordo con la risposta n. 1.
    Sulla seconda risposta in giurisprudenza è dibattuta la possibilità di chiederne il rimborso dell'imposta inutilmente versata dal de cuius...sto cercando le sentenze.....

  7. #7
    Isabel77 è offline Member
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    Gli eredi perdono l'affrancamento
    Quando l'affrancamento di valore ha riguardato una partecipazione o un'area che in seguito, prima di
    essere ceduta, cade in successione, possono verificarsi diversi problemi. Appare opportuno distinguere
    tra quote (o azioni) e terreni.
    Per le prime, secondo la posizione assunta dall'agenzia delle Entrate (circolare n. 12/E/08), la
    successione, contrariamente a quanto avviene in sede di donazione, renderebbe praticamente inutile
    l'imposta sostitutiva versata dal de cuius, e anzi gli eredi si vedrebbero spesso attribuire un valore
    fiscalmente riconosciuto alla partecipazione addirittura inferiore a quello che il precedente possessore
    poteva vantare prima della rivalutazione.
    Occorre anticipare che la posizione dell'Agenzia è letteralmente corretta, ma sono le disposizioni che,
    così come si sono stratificate nel tempo, producono un risultato illogico e incoerente.
    Tutto ruota attorno all'articolo 68, comma 6, del Tuir, in base al quale gli eredi assumono quale costo
    fiscalmente riconosciuto della partecipazione ereditata il valore definito o dichiarato ai fini dell'imposta di
    successione, mentre il valore normale a tale data è riservato ai soli titoli esenti da imposta. Il valore da
    dichiarare in successione per le partecipazioni non quotate corrisponde, ai sensi dell'articolo 16 del Dlgs
    346/90, a quello determinato sulla base del patrimonio netto contabile della società partecipata, senza
    considerare plusvalenze latenti sui beni aziendali e avviamento. Con la conseguenza che, in presenza di
    una partecipazione dal valore contabile all'atto della successione di 100, acquisita per 150 dal de cuius
    che ha effettuato successivamente un affrancamento a 300 prima del decesso, il valore fiscalmente
    riconosciuto in capo agli eredi è quello da dichiarare in successione (ossia, obbligatoriamente, 100),
    vanificando la rivalutazione effettuata dal congiunto e anche una parte del costo di acquisto da lui
    sostenuto (si veda anche la risoluzione n. 158/E/2008).
    Ciò non si verifica, invece, nell'analogo caso della donazione delle partecipazioni, per il motivo che
    l'articolo 68,comma 6, del Tuir attribuisce al donatario lo stesso costo riconosciuto precedentemente in
    capo al donante. In attesa che le due ipotesi vengano assimilate, si può riflettere sul fatto che qualora ci
    si avvalga della particolare agevolazione di cui all'articolo 3, comma 4-ter, del Dlgs 346/90 (in presenza
    dei requisiti oggettivi e soggettivi e rispettando gli impegni ivi previsti) si "eredita" non il valore
    contabile, ma quello di mercato della partecipazione (in quanto esente da imposta di successione).
    La vanificazione dell'intervenuto affrancamento operato dal soggetto deceduto si manifesta anche in
    presenza di terreni edificabili. Anche qui gli eredi sono vincolati ad assumere come costo fiscalmente
    riconosciuto ai fini Irpef il valore dichiarato in successione (articolo 68, comma 2, del Tuir), ma
    quest'ultimo, almeno, corrisponde con il valore venale (articolo 14 del Dlgs 346/90).
    In giurisprudenza si sta dibattendo sulla possibilità da parte degli eredi di ottenere il rimborso
    dell'imposta sostitutiva inutilmente versata dal de cuius (e, magari, di interrompere la rateizzazione da
    questi iniziata e non portata a termine), con esiti alterni (favorevoli al contribuente: Ctp Forlì, decisione
    26 novembre 2007 n. 175 e Ctr Emilia Romagna, 15 ottobre 2008 n. 46; contrarie: Ctr Emilia Romagna,
    16 marzo 2009 n. 34 e Ctp Torino, 1Pgiugno 2006 n. 34).
    Sempre in tema di terreni edificabili, molto si discute sulla posizione dell'usufruttuario, il quale ha potuto
    in questi anni rideterminare, versando l'imposta sostitutiva corrispondente, il valore del diritto reale
    posseduto sull'area (circolare n. 81/E/2002). Il problema è che con il decesso dell'usufruttuario il diritto
    si consolida in capo al nudo proprietario, ma, secondo le Entrate, l'imposta sostitutiva versata va
    perduta.
    Sembra invece più corretto riconoscere in capo al nudo proprietario il maggior valore acquisito (e
    pagato) dall'usufruttuario, anche qui per impedire una indebita duplicazione d'imposta.
    I CONTI NON TORNANO
    In caso di successione non è più possibile utilizzare gli importi riconosciuti al de cuius con la sostitutiva
    ma valgono quelli contabili

    FONTE: http://www.commercialistatelematico....gio%202009.pdf

  8. #8
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    Grazie a tutti!! Leggerò tutto con calma...

    La data del decesso è 2013.
    Non discutere con un idiota; ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza. SANTE PAROLE !

  9. #9
    L'avatar di danilo sciuto
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    Letto....

    Sembra proprio che gli eredi siano fregati ....
    1) Non possono avere riconosciuto il valore rivalutato, perchè ai fini della successione vale quello contabile;
    2) Non possono continuare a pagare l'imposta sostitutiva del de cuius, perchè non converrebbe;
    3) Il fisco chiede a loro il pagamento delle residue rate.

    Insomma, peggio di così ....!!

    E chi glielo dice adesso agli eredi? Telefonate voi ?
    Non discutere con un idiota; ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza. SANTE PAROLE !

  10. #10
    Isabel77 è offline Member
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    Citazione Originariamente Scritto da danilo sciuto Visualizza Messaggio
    Letto....

    Sembra proprio che gli eredi siano fregati ....
    1) Non possono avere riconosciuto il valore rivalutato, perchè ai fini della successione vale quello contabile;
    2) Non possono continuare a pagare l'imposta sostitutiva del de cuius, perchè non converrebbe;
    3) Il fisco chiede a loro il pagamento delle residue rate.

    Insomma, peggio di così ....!!

    E chi glielo dice adesso agli eredi? Telefonate voi ?
    una soluzione (ma se a loro conveniente) potrebbe essere quella di utilizzare l'apertura dei termini della rivalutazione dele partecipazioni e procedere ad una nuova rivalutazione in questo caso, oltre a dover redigere una nuova perizia di stima e versare l’imposta sostitutiva sull'intero nuovo valore, è possibile interrompere il versamento delle rate ancora dovute riferite alla precedente rivalutazione e chiedere il rimborso dell'imposta sostitutiva già assolta in precedenza entro i 48 mesi dal versamento

    Difatti con la risoluzione n. 236/E del 2008, l'ADE ha chiarito che l’imposta sostitutiva versata in base a precedenti rivalutazioni può può essere unicamente richiesta a rimborso ai sensi dell’art. 38 del D.P.R n. 602/1973. Ovviamente, in base a questo orientamento, se sono trascorsi più di 48 mesi dall’effettuazione del versamento della prima rata, non sarebbe più possibile ottenere la restituzione dell’imposta sostitutiva.

    Certo è che non avrebbe senso far pagare agli eredi le rimanenti rate di imposta sostitutiva di una rivalutazione che per loro sulla base di quanto detto nei post precedenti non ha alcun effetto!!!!

    anche perchè una rivalutazione è sempre conveniente in caso poi un giorno la vogliano cedere no?

    Citazione Originariamente Scritto da danilo sciuto Visualizza Messaggio

    La data del decesso è 2013.
    allora anche l'alternativa proposta è scartata almeno che non sia deceduto l'1/1/2013........

    Citazione Originariamente Scritto da Isabel77 Visualizza Messaggio
    allora anche l'alternativa proposta è scartata almeno che non sia deceduto l'1/1/2013........
    salvo il caso specifico in cui l’erede abbia ricevuto dal de cuius mandato con rappresentanza per l’effettuazione della rivalutazione

    Citazione Originariamente Scritto da danilo sciuto Visualizza Messaggio
    Letto....

    Sembra proprio che gli eredi siano fregati ....
    1) Non possono avere riconosciuto il valore rivalutato, perchè ai fini della successione vale quello contabile;
    2) Non possono continuare a pagare l'imposta sostitutiva del de cuius, perchè non converrebbe;
    3) Il fisco chiede a loro il pagamento delle residue rate.

    Insomma, peggio di così ....!!

    E chi glielo dice adesso agli eredi? Telefonate voi ?
    Si potrebbe percorrere la strada del rimborso estendendo al caso quanto precisato nella circolare n. 35/E 2004. Infatti l'ADE chiariva che il versamento dell'intera imposta sostitutiva (ovvero della prima rata) oltre il termine previsto dalla norma, non consente l'utilizzo
    del valore rideterminato ai fini del calcolo della plusvalenza realizzata (in tal caso, rimane esperibile solo il diritto al rimborso nei 48 mesi dal versamento dell'imposta sostitutiva versata).
    Ora, nel momento in cui per successione ricevo queste partecipazioni e non posso usufruire della rivalutazione fatta dal de cuius potrei richiederlo a rimboso ai sensi dell'art. 38. Non avrebbe senso rimborsare perchè pagato in ritardo (e quindi nnon poter usufruire della rivalutazione) e non concedere il rimborso perchè non si può usufruire ugualmente della rivalutazione non per mancato pagamento ma per successione.....
    A voi l'ardua sentenza!!!!!!

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